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MAESTRA D’ASILO LICENZIATA PER DEI VIDEO HARD DIFFUSI DAL FIDANZATO

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MAESTRA D’ASILO LICENZIATA PER DEI VIDEO HARD DIFFUSI DAL FIDANZATO Scambiare foto e video espliciti, per giocare con il proprio partner, è un comportamento molto diffuso, soprattutto tra i giovani, ed alla base c’è una grande fiducia reciproca, che purtroppo, a volte, viene drammaticamente tradita.
C’è chi infatti diffonde le foto ed i video ricevuti, forse senza essere consapevole di commettere, così, un grave reato. La legge 19 luglio 2019 n. 69, infatti, all’articolo 1, ha introdotto in Italia il reato di revenge porn, ossia la diffusione illecita di immagini o di video sessualmente espliciti.
Chi commette questo tipo di reato rischia una pena che va da 1 a 6 anni di reclusione, ed il pagamento di una sanzione che può arrivare anche a 15.000 euro.
Provvedimenti che non riguardano solo chi ha diffuso inizialmente il materiale, ma anche tutti coloro che continuano a divulgarlo, arrecando danno alla vittima, senza fare denuncia agli organi competenti.
È ciò che è avvenuto a Torino, dove una giovane maestra d’asilo aveva inviato al fidanzato sue foto e suoi video osé. L’uomo, invece di tenerli per sé, ha pensato bene di condividerli con gli amici, distruggendo, con un semplice gesto, superficiale e gravissimo, la vita della fidanzata.
Infatti  le foto ed i video sono stati visti dalla moglie di uno degli amici del fidanzato, che li ha inoltrati alla dirigente scolastica dell’asilo presso il quale la giovane maestra lavorava. La dirigente ha licenziato la maestra, dopo averla umiliata pubblicamente.
Ora la moglie spiona, la dirigente ed il fidanzato della giovane maestra sono a processo per diffamazione, ma le conseguenze sulla vita privata e professionale della giovane donna sono pesanti e difficili da superare.
Ricordiamo, nel 2016, la triste vicenda di Tiziana Cantone, che si è suicidata in seguito ad un evento analogo.
Per questo motivo è importante una approfondita attività di indagine, per ricostruire la rete delle persone coinvolte e le dinamiche messe in atto, e soprattutto per tutelare la vittima di questo reato, producendo materiale convalidato e sostenibile in giudizio.

 


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