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ZIA CONDANNATA PER AVER PUBBLICATO FOTO E VIDEO DEI NIPOTI SU FACEBOOK

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ZIA CONDANNATA PER AVER PUBBLICATO FOTO E VIDEO DEI NIPOTI SU FACEBOOK

Abbiamo parlato recentemente, in un nostro articolo consultabile cliccando qui, di quanto la privacy dei minori sia messa costantemente a rischio per mano degli stessi genitori e parenti, che sono soliti diffondere foto e video che ritraggono i bambini sui social network e sul web in generale, senza tenere conto delle possibili conseguenze e senza assicurarsi di essere autorizzati per farlo.

Il fenomeno dell’esposizione dei propri figli o piccoli parenti online è talmente diffuso che è stato coniato il termine di sharenting, da “share”, condividere e “parenting”, genitorialità.

Secondo uno studio della Northumbria University, più dell’80% dei bambini inglesi è presente online nei primi due anni di vita.

Le conseguenze della diffusione incontrollata di questa “abitudine” vengono affrontate con sempre maggiore frequenza nelle aule dei Tribunali, ed è proprio di questi giorni la notizia di una zia condannata per aver diffuso 52 foto ed un video dei nipotini minorenni su Facebook, due gemellini di sei anni, contro il volere dei genitori.

Il caso è stato trattato nella sentenza n. 443 del 17 ottobre 2022 dal Tribunale di Rieti, che ha condannato la donna ad un risarcimento danni non patrimoniale, in base all’articolo 2059 del Codice civile, di 5.000 euro a favore del padre dei bambini, che l’aveva citata in giudizio per aver condiviso le immagini dei figli senza il suo consenso.

Il padre dei bambini, infatti, era contrario alla loro esposizione sul web, ma la zia, pur essendone a conoscenza, continuava a pubblicare i contenuti riguardanti i bambini, anche in primissimo piano o in costume da bagno.

La gravità della condotta della donna è stata ritenuta maggiore, dai giudici, anche per via della durata dell’esposizione, dal momento che le fotografie ed i video erano online da almeno cinque anni, e dal fatto che si trattava di contenuti pubblici, ossia visibili da un numero illimitato di persone, e non solo da quelle facenti parte della cerchia dei contatti virtuali della donna.

La donna aveva continuato a tenere online le foto anche dopo la diffida che il padre dei gemellini le aveva inviato, prima di andare avanti legalmente.

Ma a tal proposito il Tribunale precisa che, anche se le foto e il video fossero stati rimossi, il risarcimento del danno deve essere comunque garantito, poiché si è verificata una lesione alla riservatezza dei minori, in base alla legge 176/1991 che ha ratificato in Italia la Convenzione di New York sui diritti del fanciullo, e in base all’articolo 10 del Codice civile e all’articolo 2 della Costituzione.

A queste norme si è aggiunto, recentemente, il Regolamento Ue 679/2016 (Gdpr), che ha introdotto una tutela rafforzata per l’immagine dei minori: se uno dei genitori, ad esempio, non è d’accordo che le immagini del figlio vengano pubblicate, l’altro non può legalmente farlo.

Il minore, a partire dai 14 anni, può prestare validamente il consenso alla pubblicazione delle proprie immagini online, ma va sempre tenuto conto che il ritratto fotografico costituisce un dato personale, e la sua diffusione può integrare una interferenza nella vita privata dei minori.

I primi a dover effettuare dei controlli sulla presenza online dei minori, devono essere, dunque, i genitori, e per farlo possono rivolgersi anche ad una agenzia investigativa autorizzata.

In questi casi gli investigatori privati svolgono delle attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT, per la ricerca, raccolta ed analisi di dati e di notizie tratte da fonti aperte sulle attività riguardanti il minore, come ad esempio le informazioni ricavate dai social network e da tutti gli altri profili online legati ai minori e/o alle persone con i quali interagisce.

Tutte le informazioni raccolte all’interno della rete, data la natura mutevole di questa, vengono cristallizzate nel tempo tramite software specifici che permettono di conservare l’informazione anche qualora venisse cancellata.

Gli elementi raccolti dalle indagini degli investigatori privati esperti possono essere anche utilizzati per la tutela dei propri diritti in sede di giudizio e/o per sporgere denuncia contro i responsabili di condotte illecite.

Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?

  • attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
  • attività di Computer Forensics, per l'estrazione e la conservazione dei dati digitali.


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