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USO LEGITTIMO DELLE AGENZIE INVESTIGATIVE NELLA P.A. LO DICE LA CORTE DEI CONTI.

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USO LEGITTIMO DELLE AGENZIE INVESTIGATIVE NELLA P.A. LO DICE LA CORTE DEI CONTI.
L’assenteismo è un fenomeno che purtroppo dilaga nel nostro Paese, assumendo varie forme. Basti pensare ai casi di chi si fa timbrare il cartellino segna-presenze e si assenta dal lavoro per motivi personali, ai casi di uso scorretto dei permessi di lavoro retribuiti, concessi in base alla Legge 104/1992, o ancora ai casi di cosiddetta finta malattia.

I decreti attuativi della Pubblica Amministrazione, approvati mercoledì 20 gennaio 2016 dal Consiglio Dei Ministri, per quanto riguarda gli illeciti, hanno posto in luce la responsabilità non soltanto del dipendente, ma anche del dirigente. Infatti in caso di illeciti scatterà tanto l’immediata sospensione cautelare – accompagnata dall’interruzione del pagamento dello stipendio – del dipendente assenteista (e di quanti favoriscono tale frode con condotte attive e/o omissive), che potrà anche essere accusato di falsa attestazione della presenza in servizio, quanto il licenziamento del dirigente che non monitorerà adeguatamente i dipendenti e che in caso di necessità non prenderà provvedimenti contro di loro.

Per evitare un rischio di tale gravosità, sarà opportuno che il dirigente si avvalga, nell’esplicazione dell’attività di controllo e di monitoraggio, di agenzie di investigazione, che condurranno indagini per verificare sia le reali cause dell’assenza del personale (indagini assenteismo) sia la correttezza dei dipendenti che fruiscono della malattia e/ o dei permessi retribuiti (indagini per uso scorretto permessi di lavoro retribuiti L. 104/1992).

A confermare la liceità di ricorrere alle agenzie investigative private anche in relazione al settore pubblico, la sentenza n. 36954/2016 pronunciata dalla Seconda sezione giurisdizionale centrale d’Appello della Corte dei Conti di Roma (depositata il 22 gennaio scorso).

Il fatto. Il convenuto, all’epoca Presidente dell’A.M.S.A., cui era stato contestato un danno di euro 13.519,94, è stato ritenuto responsabile per colpa grave per aver conferito ad un’agenzia investigativa privata l’indagine sulle attività che un dipendente si sospettava svolgesse durante il periodo di congedo parentale; e ciò nella considerazione che non risultava esperita alcuna doverosa verifica sulla possibilità di ricorrere ad alternative comportanti minori, se non inesistenti, oneri per la società pubblica, in quanto partecipata per circa il 99% delle azioni dal Comune di Arco.

Conclusioni: "In sostanza, reputa il Collegio che l’autonoma determinazione del nuovo Presidente dell’AMSA, «non potendosi intendere ispirata da un suo pronostico infausto circa l’esito della lite in atto», sia idonea ad interrompere il nesso causale tra la condotta (comunque, non gravemente colposa) del BERNARDIS e il danno a questi contestato dalla Procura contabile; e ciò proprio nella considerazione che, in totale adesione con quanto osservato dalla Sezione territoriale, la legittimità del ricorso ad un’agenzia investigativa privata avrebbe attendibilmente condotto il giudice del lavoro a confermare la legittimità della sanzione disciplinare e, quindi, a condannare il dipendente infedele al risarcimento dell’intero danno cagionato alla società."

Questa sentenza, nel confermare la legittimità di ricorrere alle agenzie investigative private in caso di infedeltà aziendale ad opera di dipendenti anche pubblici, riconosce il valore probatorio dei dossier da queste fornite.

scarica la sentenza in allegato.

Scarica l'allegato
corte_conti_sez_ii_centrale_appello_sentenza_22012016_71 1.pdf


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