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UN TERZO DEGLI ITALIANI SI SENTE DISCRIMINATO SUL LAVORO.
 

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UN TERZO DEGLI ITALIANI SI SENTE DISCRIMINATO SUL LAVORO.<br /> 
Secondo la ricerca The workforce view 2020 - Volume Uno realizzata da Adp, su un campione di 2000 lavoratori italiani, il 67% sente di non subire alcun tipo di discriminazione, mentre il restante 33% afferma il contrario, riportando di sentirsi discriminato per vari motivi. Di questo 33% sono soprattutto le donne a sentirsi escluse, giudicate, non solo per il loro essere donne, ma anche per il loro aspetto fisico e per la gestione dei figli.

La fascia d’età che sembra accusare maggiormente questo tipo di vessazioni è quella che va dai 18 ai 24 anni: la giovane età rende ancora più difficile l’essere presi sul serio in ambito lavorativo.
Le leggi e le misure volte a contrastare la discriminazione sul lavoro, soprattutto quella legata al genere e all’età, evidentemente non bastano.
Secondo Marisa Campagnoli, Hr Director di Adp Italia, per combattere questo tipo di discriminazioni, che possono spesso tramutarsi in mobbing, è necessario che il datore di lavoro assicuri un ambiente in cui i problemi dei dipendenti siano identificati e risolti con positività e serenità.
I dipendenti che vedono, invece, compiersi delle ingiustizie all’interno dell’azienda per la quale lavorano, come atti di infedeltà alle spalle dei datori di lavoro, senza che vi siano dei controlli difensivi, interni o per mezzo di un’agenzia investigativa, e quindi senza che vi siano delle conseguenze, sono portati a perpetrare gli stessi errori, mettendo a repentaglio non solo il proprio posto di lavoro, ma anche il futuro dell’azienda, compiendo dei gravi illeciti, come l’assenteismo e la concorrenza sleale.

Fonte: it-adp.com


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