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UN LIKE SU FACEBOOK PUÒ CAUSARE IL LICENZIAMENTO?

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UN LIKE SU FACEBOOK PUÒ CAUSARE IL LICENZIAMENTO?
Tra le attività di indagine più richieste negli ultimi anni alle agenzie investigative, vi sono le indagini OSINT (Open Source Intelligence). Le indagini OSINT hanno come oggetto la raccolta di tutte quelle informazione utili al servizio richiesto, mediante la consultazione delle fonti di pubblico accesso: le Fonti Aperte.
Nei casi di infedeltà del personale molti illeciti possono essere rintracciati anche online, tramite l’analisi, ad esempio, dei profili social dei soggetti di interesse, ma non solo.  
Una volta raccolte le informazioni, vanno “tradotte”, analizzate e collegate tra di loro, da investigatori privati esperti in questo tipo di attività, ed infine riportate nel dossier investigativo da consegnare al cliente. Il dossier investigativo ha valore probatorio in sede di giudizio.
Numerose sentenze confermano la legittimità del licenziamento per giusta causa quando il dipendente, attraverso i social network, critichi e disprezzi l’azienda per la quale lavora (od i suoi servizi e prodotti), le figure dirigenziali che la rappresentano ed anche i propri colleghi. (Tribunale di Napoli n. 8761 del 15 Dicembre 2017, Cass. Civ. n. 16381/2014 etc.)
Ma può bastare un like per essere licenziati?
Se è vero che è possibile essere licenziati per una attività irrispettosa messa in atto sui social ai danni dell’azienda, è anche vero che esiste il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero, sancito dalla Costituzione e dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo.
Secondo la Corte Europea, con ricorso n. 35786/19, di condanna alla Turchia (in allegato in lingua francese) è necessario tenere in considerazione entrambi gli aspetti, quando si analizza una vicenda così delicata, come quella relativa ad un semplice like.
La fedeltà che il dipendente deve dimostrare nei confronti dell’azienda (o della autorità, in questo caso) per la quale lavora, vieta che egli possa criticarla aspramente in pubblico. Il diritto di critica è sacrosanto, ma la critica non deve superare la “continenza”, ossia non deve degenerare in offese ingiustificate verso la moralità e la professionalità altrui, soprattutto se si tratta del proprio ambiente lavorativo.
Il datore di lavoro potrebbe infatti considerare tale condotta come una grave compromissione del vincolo fiduciario con il dipendente, giustificando il licenziamento.
Un conto è però essere artefici di una condotta, e quindi pubblicare un post diffamatorio, ed un conto è invece “aderire” a tale condotta con un semplice like. Quest’ultima azione ha un peso minore, poiché è passiva, quindi il licenziamento potrebbe essere un provvedimento sproporzionato, e se venisse intimato potrebbe costituire una violazione della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo.
Nel caso specifico, una donna, dipendente del ministero dell’Istruzione come addetta alle pulizie, aveva messo un like su dei post di altri utenti nei quali si usavano toni accesi contro le politiche repressive delle autorità pubbliche e si incitava a manifestare contro tali pratiche. Il comitato disciplinare aveva quindi deciso per il licenziamento della dipendente.
Stando alla pronuncia succitata della Corte Europea, bisogna però valutare alcune variabili:
-    La popolarità del post Facebook (in questo caso), ossia quante persone hanno potuto vedere il like del dipendente che “acconsentiva” a quanto confermato dall’autore del post originario;
-    L’argomento del post, se specifico e generale;
-    Le mansioni svolte, da chi ha messo il like, all’interno dell’azienda, perché è ovvio che se si tratta di un ruolo di spicco, è inevitabile che l’atteggiamento adottato possa condizionare gli altri lavoratori.
Se questi elementi dovessero risultare determinanti, il licenziamento sarebbe legittimo. Nel caso della dipendente, invece, il like era stato messo ad un post con scarsissima visibilità.
La condivisione del post offensivo, invece, equivale alla sua pubblicazione diretta, e non al semplice like. Quindi il dipendente potrebbe rispondere del contenuto offensivo del post tanto quanto il suo creatore.
Le indagini OSINT possono essere fondamentali in ogni aspetto relativo alla tutela del patrimonio e della reputazione aziendali, come ad esempio nel processo di selezione del personale (indagini preassuntive), o per avere informazioni sui soci, sui collaboratori e sui principali clienti, ma anche per indagini di tipo commerciale, come nei casi di concorrenza sleale.

Scarica l'allegato
Ricorso 35786 in francese.pdf


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