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TRADISCE PERCHÉ NON HA PIÙ RAPPORTI CON IL CONIUGE: PUÒ ESSERCI L’ADDEBITO?

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TRADISCE PERCHÉ NON HA PIÙ RAPPORTI CON IL CONIUGE: PUÒ ESSERCI L’ADDEBITO?

L’ordinanza n. 27771 del 2022 (in allegato) ribadisce un principio ormai consolidato: l’infedeltà non può essere motivo di addebito della separazione se avvenuta quando il matrimonio era già in crisi.

Al contrario, se il coniuge tradito dimostra che l’infedeltà è stata la causa della fine del rapporto, allora la separazione verrà addebitata al coniuge fedifrago.

Nel caso di specie, un uomo aveva presentato ricorso perché gli era stata addebitata la separazione dalla moglie, riuscendo a dimostrare che il matrimonio era già in crisi da molto tempo. Infatti i due coniugi non avevano più rapporti intimi e non andavano più d’accordo, tanto che l’uomo era andato via di casa, ed era solo a seguito della crisi che l’uomo aveva instaurato la relazione extraconiugale. Circostanze confermate dalla ex moglie in sede di giudizio.

La Corte di Cassazione ha, dunque, accolto il ricorso: “in tema di separazione, grava sulla parte che richieda l'addebito l'onere di provare sia la contrarietà del comportamento del coniuge ai doveri che derivano dal matrimonio, sia l'efficacia causale di questi comportamenti nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza”. Al contrario, è onere di chi ha tradito dimostrare l'anteriorità della crisi matrimoniale all'accertata infedeltà.

Il tradimento, in conclusione, è causa di addebito solo quando è il motivo determinante che porta alla separazione. Ma se i coniugi avevano già preso strade differenti, è del tutto lecito avere una nuova relazione, senza rischiare l’addebito.

Ricordiamo infine quali sono le conseguenze dell’addebito: la perdita del diritto al mantenimento e della quota di legittima in caso di successione.

Il coniuge tradito, come abbiamo appena visto e come stabilito dalla Corte di Cassazione, deve dimostrare che è stata l’infedeltà a rendere impossibile la convivenza, procurandosi le prove del tradimento, che abbiano valore legale, come quelle prodotte dagli investigatori privati e raccolte nel dossier investigativo.

Ed è importante agire tempestivamente, prima dell’instaurarsi della crisi irreversibile che potrebbe “giustificare” l’infedeltà.

Gli investigatori agiscono nel massimo del rispetto della normativa sulla privacy e nella massima discrezione. Le attività di monitoraggio e di pedinamento vengono svolte per il tempo necessario e sufficiente a difendere il diritto del cliente, senza eccedere e senza invadere la sfera personale del soggetto di interesse.

I costi variano in base alla durata e alla complessità dell’indagine. Prima di iniziare l'attività investigativa viene svolta una consulenza, per raccogliere tutte le informazioni utili a pianificare l'investigazione e al termine dell’attività viene consegnato al cliente il dossier investigativo che potrà essere prodotto in giudizio. Gli investigatori che hanno condotto le indagini potranno testimoniare in un eventuale contenzioso per confermare le prove raccolte nel dossier.

Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?

  • Attività di monitoraggio e di pedinamento del partner infedele;
  • Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web: è spesso lo stesso partner infedele a pubblicare online prove delle sue condotte disoneste.
  • Testimonianza in Tribunale, per confermare quanto riportato nel Dossier investigativo, se necessario.

Scarica l'allegato
Ordinanza 27771-2022.pdf


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