ITALIANOINGLESE

Notizie
TRADIMENTO: QUALI PROVE NON SONO AMMESSE IN TRIBUNALE?

Autore / Fonte:
TRADIMENTO: QUALI PROVE NON SONO AMMESSE IN TRIBUNALE?

L’infedeltà continua ad essere una delle cause principali di separazioni e divorzi.

Se gli ex coniugi dovessero giungere in giudizio, dimostrare l’infedeltà con delle prove valide legalmente non è facile come sembra.

Tutte le prove, per poter essere acquisite, devono essere ottenute nel massimo rispetto dell’altrui privacy.

Poiché il tradimento riguarda la sfera privata di una persona, è molto facile incappare in degli errori, soprattutto se la ricerca viene fatta autonomamente senza rivolgersi a dei professionisti.

Errori ai quali bisogna fare molta, molta attenzione, perché possono integrare dei reati.

Vediamo quali.


Quali prove non sono valide legalmente e possono integrare un reato?

  • Accedere all’account social o alla mail del coniuge (ne abbiamo parlato qui): nessuno può accedere alle conversazioni private di qualcuno senza la sua esplicita autorizzazione, neanche se si tratta del proprio coniuge, e neanche se si dovessero conoscere i dati di accesso. Questa condotta integra il reato di Interferenze illecite nella vita privata, come da art. 615 bis c.p..
  • Sottrarre con la forza il cellulare dalle mani del partner per controllarne il contenuto (ne abbiamo parlato qui): come confermato più volte dalla Cassazione, questa condotta integra il reato di rapina, ai sensi dell’articolo 628 del codice penale. Ribadiamo: nessuno può accedere, sia per sottrazione sia attraverso l’intercettazione, al telefono cellulare di qualcuno. Che si tratti del coniuge o meno.
  • Lasciare di nascosto un registratore o una microspia in casa o nell’autovettura del partner (ne abbiamo parlato qui): il coniuge non può in alcun modo installare dispositivi di intercettazione o di registrazione negli ambienti frequentati dall’altro senza che quest’ultimo ne sia a conoscenza. Anche questa condotta integra il reato di cui all’art. 615 bis c.p.: interferenze illecite nella vita privata. Ognuno dei coniugi ha diritto alla sua libertà domestica, godendo della facoltà di scegliere chi ammettere o escludere dalla propria sfera privata, compreso l’altro coniuge. La legge tutela, infatti, il rapporto che la persona ha con il suo ambiente abituale, in modo che possa vivere con serenità la propria intimità. È passivo del reato chi, titolare dello jus excludendi, viene privato di quanto tutelato dall’ordinamento giuridico.

La confessione del coniuge traditore vale come prova?

Se la confessione viene fatta direttamente al giudice costituisce, ovviamente, piena prova legale. Ma se viene fatta privatamente al coniuge, in assenza di testimoni, il giudice non può ritenerla una prova valida, perché le dichiarazioni delle parti in causa, ossia dei coniugi, non costituiscono prova processuale.

Se invece il coniuge dovesse confessare in una conversazione via chat, ad esempio su WhatsApp, allo stesso coniuge di averlo tradito, come è successo nel caso preso in esame dalla sentenza n. 1782/21 del Tribunale di Monza, allora l’ammissione così espressa potrebbe costituire una prova, perché rientra nelle riproduzioni meccaniche producibili in giudizio. Ma si tratta di avvenimenti molto rari (non accade praticamente mai che qualcuno ammetta un tradimento, soprattutto sapendo che ciò potrebbe comportare l’addebito della separazione), che potrebbero essere contestabili.

Quali sono le prove più sicure e legalmente valide?

Sicuramente l’ideale è “beccare” il traditore in flagrante, ad esempio tramite le foto e le prove raccolte da un investigatore privato autorizzato ad effettuare delle attività di monitoraggio e di pedinamento, qualora vi fosse il sospetto di un adulterio in atto.

È importante sapere che le foto realizzate da una persona qualunque, anche se dovessero ritrarre il traditore insieme all’amante, possono essere contestate perché non sempre è possibile risalire con certezza alla data in cui sono state realizzate, mentre le foto realizzate da un investigatore privato sono certificate e contestualizzate, poiché inserite nel dossier investigativo nel quale viene racchiuso l’esito dell’intera indagine.

Inoltre l’investigatore privato può essere chiamato a deporre in Tribunale a favore del coniuge tradito, in quanto testimone oculare dei fatti, confermando quanto riportato nel report.

Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?

  • Attività di monitoraggio e di pedinamento del partner infedele;
  • Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web: è spesso lo stesso partner infedele a pubblicare online prove delle sue condotte disoneste;
  • Bonifiche ambientali, per individuare eventuali microspie installate dall’ex coniuge all’insaputa dell’altro;
  • Testimonianza in Tribunale, per confermare quanto riportato nel Dossier investigativo, se necessario.


Servizi associati a questa notizia

Richiedi informazioni su BONIFICHE ABITAZIONI PRIVATE

Chiamaci