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SOTTRAE IL CELLULARE DELLA MOGLIE IN CERCA DI PROVE DELL’INFEDELTÀ: È RAPINA

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SOTTRAE IL CELLULARE DELLA MOGLIE IN CERCA DI PROVE DELL’INFEDELTÀ: È RAPINA
La sentenza n. 8821 del 2021 della Cassazione (in allegato) ha ribadito un concetto già largamente condiviso dalla giurisprudenza in materia: “l’impossessamento del telefono contro la volontà” del coniuge “integra una condotta antigiuridica, e l’ingiusto profitto consiste nell’indebita intrusione nella sfera di riservatezza della vittima, con la conseguente violazione del diritto di autodeterminazione nella sfera sessuale, che non ammette intrusione da parte di terzi e nemmeno del coniuge.”

Tale condotta integrerebbe il reato di rapina, ai sensi dell’articolo 628 del codice penale, che si configura, appunto, quando “Chiunque, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, s’impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene”. Può essere accusato di rapina, ai sensi del secondo comma dello stesso articolo, “chi adopera violenza o minaccia immediatamente dopo la sottrazione, per assicurare a sé o ad altri il possesso della cosa sottratta, o per procurare a sé o ad altri l’impunità”.

Nel caso di specie un uomo aveva strappato dalle mani il telefono all’ex moglie, in cerca di prove della sua infedeltà, cagionandole, oltretutto, delle lesioni.

Il coniuge tradito ha tutto il diritto di ricercare le prove della violazione del dovere civilistico di fedeltà legato al vincolo matrimoniale, ma per farlo deve necessariamente agire nel rispetto dell’altro e nella assoluta legalità.
È proprio per questo che chi sospetta di un tradimento si rivolge agli investigatori privati: per ottenere le prove legalmente valide del tradimento, da utilizzare, nel caso decidesse di procedere con una separazione, anche in sede di giudizio.

Gli investigatori privati raccolgono le prove dell’infedeltà coniugale attraverso delle attività di pedinamento e di monitoraggio del coniuge fedifrago, affiancate da indagini di Web Intelligence (OSINT e SOCMINT) per raccogliere elementi che provino l’infedeltà anche sul web, come pubblicazioni di commenti o post sui social network.
Gli investigatori privati possono essere, inoltre, chiamati a deporre in Tribunale, in quanto testimoni oculari dei fatti, confermando quanto da loro riportato nel dossier investigativo contenente la dinamica e le foto relative alle indagini effettuate.

Al contrario di quanto alcuni sedicenti detective affermano, nessuno può accedere, sia per sottrazione sia attraverso l’intercettazione, al telefono cellulare di qualcuno. Che si tratti del coniuge o meno.
Anche l’intercettazione è illegale ed integra un reato, perché lede una delle garanzie fondamentali della persona: quella della privacy e della riservatezza delle comunicazioni (Art. 15 Cost.).

Le intercettazioni possono essere disposte solo dall’autorità giudiziaria e solo per breve tempo.
Il pubblico ministero può chiedere al giudice per le indagini preliminari l’autorizzazione a disporre le operazioni di intercettazione solo se vi sono gravi indizi di reato e solo se l’intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini (Art. 267 cod. proc. pen.).

Chiunque installi in maniera illecita un software spia sul cellulare di qualcuno commette un reato (Art. 617-bis c.p.), così come chi strappa dalle mani con la forza o sotto minaccia il telefono dell’altro.
Si tratta di reati diversi, con scopo analogo e conseguenze ugualmente gravi, dal punto di vista penale.

Affidarsi a dei professionisti per l’acquisizione delle prove è indispensabile, per non correre il rischio di agire nell’illegalità, seppure involontariamente. L’importante è rivolgersi ad una agenzia investigativa autorizzata.

In conclusione, riassumiamo e ribadiamo: gli investigatori privati possono bonificare un telefono cellulare da eventuali software spia, ma non possono, al contrario, installarne uno, né intercettare alcun tipo di comunicazione, che si tratti di chiamate o di messaggi. Fate molta attenzione a chi afferma il contrario.

Scarica l'allegato
Sentenza n. 8821.pdf


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