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Si all’autocertificazione del lavoratore.

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Si all’autocertificazione del lavoratore.
L’ultima novità apportata dal Ddl fa riferimento all’autocertificazione di malattia da parte del dipendente: il lavoratore che accusa stati di malessere, ora, può presentare in maniera autonoma un certificato che va a sostituire il certificato medico tradizionale.
Tale riforma è stata assegnata alla commissione Affari Costituzionali del senato per alleggerire l’Inps, data la mole di certificati medici che arrivano quotidianamente intasandone l’attività. Al momento, anche per assenze di un giorno, è previsto un iter preciso: il dipendente malato deve farsi visitare dal proprio medico e, successivamente, farsi rilasciare un certificato che verrà inviato dallo stesso medico curante all’Inps. Una volta giunto presso la struttura di previdenza sociale, questa lo metterà a disposizione del datore di lavoro al quale spetta la decisione di inviare o meno una visita fiscale.
Diverse le critiche giunte già contro tale norma in quanto, secondo Confindustria, l’autocertificazione dello stato di malattia da parte del dipendente porterebbe ad un “incremento dei furbetti del cartellino, accrescendo il livello di assenteismo e alimentando la cultura del la furbizia del paese”.
Con l’incremento delle autocertificazioni, aumentano anche i possibili rischi di assenteismo ingiustificato dei dipendenti. A tal proposito, le agenzie investigative possono offrire un aiuto al datore di lavoro e, mediante un monitoraggio continuativo del dipendente, verificare la correttezza del lavoratore e tutelare l’ azienda dai cosiddetti “furbetti”.


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