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SAI DI ESSERE VITTIMA DI REATO?

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SAI DI ESSERE VITTIMA DI REATO?
Avete mai pensato al fatto che tutti noi usando Whatsapp siamo vittime di reato?
Più precisamente i reati sono due. Si tratta dell’abuso di posizione dominante e della lesione della privacy.
Si ha un abuso della posizione dominante quando, a causa dell’indiscutibile monopolio di un soggetto sul mercato, agli utenti è imposto di accettare condizioni pregiudizievoli e vessatorie, quali la lesione della privacy, senza possibilità di modificarle. Nel caso di Whatsapp non è infatti contestabile il fatto che sia l’unico servizio di messaggistica utilizzato.
Facendone uso, subiamo una lesione della privacy poiché attualmente Whatsapp non consente ai suoi utenti di risultare invisibili, cioè di disattivare la funzione ONLINE, a meno che non si blocchino i contatti.
Così non solamente una moglie potrebbe chiedere spiegazioni ad un marito che non le ha risposto pur essendo online, fatto che potrebbe causare litigi, ma addirittura un datore di lavoro potrebbe spiare i suoi dipendenti.
Non conta il motivo dello stato online, non conta con che frequenza ciò accada, il datore di lavoro può comunque intimare il licenziamento per giusta causa del dipendente colto a fare altro rispetto a quanto gli era stato indicato.
Per di più il datore di lavoro può operare questa forma di controllo a distanza sul personale senza chiedere l’approvazione ai sindacati, cosa necessaria ad esempio nel caso dell’installazione di telecamere per il loro monitoraggio. Tuttavia dovrà scegliere la modalità più corretta per conferire a questo tipo di controllo un valore probatorio spendibile in giudizio. Per esempio potrà chiamare in causa un testimone che come lui abbia visto online un dipendente oppure potrà filmare con una videocamera il cellulare per averne testimonianza. Infatti il processo civile non lascia spazio a prove considerate troppo atipiche.
Tuttavia questo tipo di prove potrebbe non essere sufficiente per determinare il licenziamento per giusta causa del dipendente. Allora il datore di lavoro potrà richiedere il supporto di una agenzia investigativa privata, che interverrà con un monitoraggio vero e proprio dei dipendenti, non solamente installando strumentazioni di controllo, ma anche attraverso l’assunzione programmata di agenti.


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