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QUANDO POSSONO ESSERE ACQUISITI I TABULATI TELEFONICI?

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QUANDO POSSONO ESSERE ACQUISITI I TABULATI TELEFONICI?
Prima di introdurre le novità che il decreto legge del 29 settembre 2021 ha introdotto in merito ai tabulati telefonici, è importante premettere che gli investigatori privati, contrariamente a quanto comunemente si pensa, non possono mettere sotto controllo il telefono di una persona, né possono richiedere i tabulati o conoscere il contenuto degli sms ricevuti ed inviati, o ancora accedere alle chat private di app di messaggistica come WhatsApp o Telegram.
Tra le attività autorizzate, che l’investigatore può compiere in totale legalità, oltre al pedinamento ed al monitoraggio – ed alla conseguente produzione di foto e video – ci sono le registrazioni di conversazioni, alle quali bisogna essere presenti fisicamente, anche se non partecipi attivamente: le registrazioni così ottenute sono da considerarsi documenti (così come qualificati dalla Legge) e hanno valore probatorio.
Inoltre, tra le attività autorizzate e legali, vi sono quelle di web intelligence, come le indagini OSINT e SOCMINT, che permettono di raccogliere prove utili attraverso la consultazione delle fonti aperte sul web, come le pubblicazioni sui social network. Tutte le informazioni vengono poi cristallizzate nel tempo tramite software specifici che ne permettono la conservazione anche qualora venissero cancellate.
In merito ai tabulati telefonici, con il decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri, le regole per la loro richiesta ed il loro utilizzo da parte dei pubblici ministeri quando si avvia un'indagine su un delitto, sono cambiate. Il PM, infatti, non potrà più richiedere ed ottenere direttamente i tabulati dalle compagnie telefoniche, ma dovrà prima sottoporre la sua richiesta al GIP e motivare l’assoluta necessarietà della prova, chiedendo quindi una autorizzazione.
La decisione è stata presa in linea col diritto comunitario e con la sentenza del 2 marzo 2021 della Corte di Giustizia dell’Unione Europea nella causa C 746/18 (in allegato) che ha ritenuto che il diritto alla riservatezza ed alla privacy può essere incrinato solo su provvedimento di una autorità terza e per scongiurare gravi casi di criminalità. Nella nuova lettura della Corte, il PM non è una autorità terza ed è per questo che diviene indispensabile l’autorizzazione del GIP.
Il PM potrà chiedere i tabulati, come stabilito dal decreto, "se sussistono sufficienti indizi di reati per i quali la legge stabilisce la pena dell'ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a tre anni e dei reati di minaccia e di molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono, quando la minaccia, la molestia e il disturbo sono gravi, ove rilevanti ai fini della prosecuzione delle indagini". 
Inoltre, citando sempre il decretoi dati relativi al traffico telefonico, al traffico telematico, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni, e alle chiamate senza risposta, acquisiti nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore del presente decreto possono essere utilizzati, quando l’acquisizione è stata disposta dall’autorità giudiziaria, se ricorrono i presupposti previsti dall’articolo 132, comma 3, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, così come modificato dall’articolo 1 del presente decreto”, cioè quando la richiesta rispetta i requisiti in merito ai reati per i quali è prevista.
Nei casi di particolare gravità o urgenza, e se vi è fondato motivo di ritenere che il ritardo possa causare un grave pregiudizio alle indagini, il PM potrà disporre l’acquisizione dei dati con decreto motivato, che va comunicato entro le 48 ore successive al giudice competente per la convalida. Per i provvedimenti in corso, la convalida del giudice è rimandata alla prima udienza utile oppure spetterà al GIP per quei procedimenti che sono ancora nella fase delle indagini.

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Corte di Giustizia dell’Unione Europea.pdf


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