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QUANDO IL DIPENDENTE SI TRASFORMA IN HACKER DANNEGGIANDO L’AZIENDA

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QUANDO IL DIPENDENTE SI TRASFORMA IN HACKER DANNEGGIANDO L’AZIENDA
Negli ultimi anni i controlli difensivi richiesti dal datore di lavoro alle agenzie investigative, per monitorare la condotta dei dipendenti infedeli o potenzialmente tali, hanno sempre più spesso previsto attività di cyber security. Infatti, soprattutto nell’ultimo anno, con il massivo utilizzo della modalità di lavoro in smart working, gli illeciti commessi dai dipendenti attraverso la rete sono aumentati in maniera esponenziale, soprattutto la concorrenza sleale, il furto dati ed il secondo lavoro non dichiarato, effettuato negli orari riservati al primo, costringendo molti datori a prendere provvedimenti disciplinari importanti.
Gli investigatori privati effettuano delle indagini forensi sui dispositivi e sulle reti utilizzati dai dipendenti, per verificare se sono stati sottratti documenti aziendali, ad esempio per attività di concorrenza sleale. Ciò permette al datore di lavoro di ottenere “digitalevidence”, ossia prove, valide in sede di giudizio, degli illeciti messi in atto dai dipendenti, ed anche suggerimenti sui processi di sicurezza, trattamento dei dati e risk management.
Si parla in questi giorni di una vicenda di pochi anni fa, riguardante una segretaria di uno studio dentistico. La donna, dopo essere stata licenziata dalla datrice di lavoro, ha pensato bene di vendicarsi, improvvisandosi hacker. Infatti, in fase di assunzione, la datrice di lavoro, considerato il background della dipendente, le aveva chiesto di creare un sito web dello studio dentistico, e di gestire anche la ricezione e l’invio delle e-mail. Ma quando, a causa della crisi, la datrice ha dovuto licenziarla, la segretaria ha cancellato le e-mail e parte del sito dentistico da lei creato, in un moto di rabbia e di vendetta. La datrice ha così denunciato l’ex dipendente, per accesso abusivo al sistema informatico, sebbene l’ex segretaria avesse sempre respinto ogni accusa. Ma le indagini effettuate non lasciavano spazio a dubbi: il sistema informatico era stato manomesso dalla donna, procurando gravi danni allo studio dentistico. L’ex dipendente è stata così condannata.
La vicenda ricorda quanto analizzato nella Sentenza della Cassazione n. 48895 del 2018 (in allegato), ossia un caso analogo di accesso abusivo ai sistemi informatici, disciplinato dall’art. 615 ter c.p.
Un ex dipendente, autorizzato ad accedere ai sistemi informatici poiché dotato di credenziali di accesso, dopo aver dato le dimissioni, aveva copiato su alcuni supporti informatici dei dati aziendali dell’ex datore di lavoro, al fine di utilizzarli presso un’azienda concorrente. Nel compiere l’operazione, l’ex dipendente aveva anche cancellato i dati dal database. L’uomo è stato così condannato.
Tutti i dipendenti, infatti, sono tenuti a rispettare il loro dovere di eseguire delle attività sui sistemi aziendali in diretta connessione con quanto richiesto dalla propria mansione lavorativa, e da ciò deriva l’illeceità e l’abusività di ogni condotta che manifesti la “ontologica incompatibilità dell’accesso al sistema informatico, connaturata ad un utilizzo dello stesso estraneo alla ratio del conferimento del relativo potere”.
L’accesso abusivo nel sistema informativo aziendale consiste nella “obiettiva violazione delle condizioni e dei limiti risultanti dalle prescrizioni impartite dal titolare del sistema per delimitarne l’accesso, compiuta nella consapevolezza di porre in essere una volontaria intromissione nel sistema in violazione delle regole imposte dal dominus loci, a nulla rilevando gli scopi e le finalità che abbiano soggettivamente motivato tale accesso”, coma da Sentenza n. 33311 del 2016 e Sentenza n. 44403 del 2015.
Concludendo, è senza dubbio rilevante quanto tale orientamento miri a tutelare anche in astratto il know-how aziendale, considerando l’aumento degli attacchi ricevuti non solo da terzi, esterni all’azienda, ma anche dagli stessi dipendenti o ex dipendenti.
Viene così considerato illecito ogni comportamento del dipendente in contrasto con i doveri di fedeltà e lealtà che connotano il rapporto con il datore di lavoro.

Scarica l'allegato
Sentenza 48895.pdf


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