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PAUSE AL BAR INVECE DI LAVORARE: COSA SI RISCHIA?

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PAUSE AL BAR INVECE DI LAVORARE: COSA SI RISCHIA? Qualche mese fa si è molto discusso di quanto avvenuto a Venezia, in merito al licenziamento di una dipendente di una società che gestisce la mobilità del comune, sorpresa più volte al bar durante l’orario di lavoro, per lunghi periodi di tempo, invece di effettuare la sua mansione lavorativa, ossia quella di verificare e sanzionare le soste irregolari nelle zone delimitate dalle strisce blu.
La dipendente aveva oltretutto apposto un orario volutamente errato su una sanzione da lei effettuata, visto che nell’orario indicato era invece al bar, con lo scopo di “coprire lo stato di non lavoro”.
La società ha quindi licenziato la dipendente. In questi casi, infatti, il comportamento messo in atto è incompatibile con i doveri del lavoratore. Il lavoratore ha diritto ad una pausa minima di 10 minuti superate le 6 ore lavorative, ed alcuni tipi di lavoratori hanno diritto anche a pause più lunghe.
Quando la pause non sono autorizzate, ripetute nel tempo e di eccessiva durata portano inevitabilmente alla compromissione del rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendente, e quindi al licenziamento.
In questi giorni si è tornato a discutere di questo argomento, dal momento che alcuni impiegati di una prefettura sono stati condannati per truffa continuata, per aver più volte effettuato delle pause caffè al bar, per un totale di 16 ore di assenza, l’equivalente di 140 euro, in base allo stipendio da loro percepito.
Il reato a loro attribuito è andato in prescrizione, ma la Cassazione ha comunque voluto prendere le distanze dalla decisione presa dalla Corte d’appello, ritenendo che non fosse applicabile il reato di truffa continuata in tale circostanza, poiché si poteva applicare la norma sulla particolare tenuità del fatto (articolo 131-bis del Codice penale).
Infatti secondo la Cassazione il danno provocato era da considerarsi di lieve entità, se tarato sullo stipendio percepito dagli impiegati, e considerata la scarsa propensione al crimine degli stessi.
Oltretutto la continuità di un reato non rappresenta più un fattore determinante, poiché il giudice deve valutare anche la gravità della lesione dell’interesse tutelato e del reato stesso.
La verifica delle condotte dei dipendenti, sia pubblici che privati, viene spesso affidata alle agenzie investigative, che sono autorizzate ad effettuare dei controlli difensivi per conto delle aziende e degli enti pubblichi che lo richiedono. Gli illeciti messi più spesso in atto dai lavoratori pubblici sono proprio l’assenteismo senza valido motivo, la falsa attestazione dell’orario di lavoro, l’abuso dei permessi Legge 104, la falsa malattia. Il materiale foto/video prodotto dagli investigatori privati e raccolto nel dossier investigativo viene poi utilizzato dal datore di lavoro come prova inconfutabile dell’illecito, e può essere utilizzato anche in sede di giudizio.


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