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OFFENDI IL TUO CAPO? PUOI ESSERE LICENZIATO

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OFFENDI IL TUO CAPO? PUOI ESSERE LICENZIATO
Con Sentenza della Cassazione Civile sez. lavoro n. 26682 del 11.05.2017 (in allegato) si sancisce che l’uso reiterato "di espressioni scurrili nei confronti del legale rappresentante della società e di altri collaboratori, qualificandoli di inettitudine e scorrettezza con l'uso di espressioni inurbane" causa il venir meno del vincolo fiduciario tra dipendente e datore di lavoro.
La Sentenza riguarda il licenziamento per giusta causa di un dipendente di una società di forniture elettriche, che aveva inviato undici e-mail contenenti delle frasi ingiuriose riferite al legale rappresentante dell’azienda e non solo.
Le offese erano state scoperte dal datore di lavoro durante un’attività di controllo, attraverso lo svolgimento di indagini informatiche sugli strumenti aziendali messi a disposizione dei dipendenti.
Secondo i Giudici, tali indagini non erano destinate al mero controllo dell'attività lavorativa e del suo corretto adempimento, ed erano state effettuate ex post, a seguito della segnalazione di una anomalia dall’amministratore di sistema, scaturita dal tentativo del dipendente di eliminare le mail incriminate, quindi quando vi era il ragionevole sospetto della messa in atto di un illecito che poteva cagionare dei danni. Si è quindi agito per tutelare "in primo luogo l'immagine dell'impresa e (…) la dignità degli altri lavoratori".
Il dipendente non è stato licenziato per aver utilizzato la casella di posta elettronica aziendale al di fuori delle esigenze lavorative, ma per il contenuto offensivo delle e-mail nei riguardi dei vertici e dei collaboratori dell'azienda.
Inoltre il lavoratore, così come tutti i dipendenti della società, era a conoscenza, preventivamente, della "duplicazione periodica di tutti i dati contenuti nei computer aziendali" e della loro conservazione.
L’acquisizione delle e-mail ed il loro contenuto non poteva considerarsi quindi "eccedente" rispetto alle finalità del controllo, nell'osservanza dei criteri di proporzionalità, correttezza e pertinenza.
Il  datore  di  lavoro  può infatti effettuare le opportune verifiche sugli strumenti messi a disposizione dei lavoratori, nel rispetto della loro dignità e libertà.
È interessante aggiungere, a proposito del venir meno del vincolo fiduciario tra datore e lavoratore, che lo stesso dipendente in oggetto, come da Sentenza allegata, era stato in precedenza sospeso per cinque giorni dal lavoro perché "durante il periodo di malattia giocava regolarmente al calcio".
La Corte, esaminato il materiale probatorio acquisito, aveva ritenuto che da esso si evincesse "o la conferma della insussistenza di una condizione medica o della volontaria esposizione al rischio di aggravamenti della condizione patologica".
I controlli difensivi per mezzo degli investigatori privati, mirati ad attestare gli illeciti messi in atto dai dipendenti, come – in questo caso - lo stato di falsa malattia, e che comprendono le indagini informatiche di cui sopra, si confermano uno strumento determinante e risolutivo per le aziende, poiché le prove raccolte hanno valore probatorio, e gli investigatori possono essere chiamati a testimoniare in tribunale, convalidando quanto riportato nel dossier.
 

Scarica l'allegato
Sentenza 26682 del 2017.pdf


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