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Non sempre troppe malattie legittimano il licenziamento.

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Non sempre troppe malattie legittimano il licenziamento. Il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, in caso di malattie ripetute del dipendente, è legittimo solo ed esclusivamente se il datore di lavoro prova l’inutilità della prestazione lavorativa relativamente ai giorni nei quali il dipendente è presente in azienda (cfr. ordinanza 26212/2015 emessa dal tribunale di Milano).
Si tratta di un dipendente, assunto inizialmente con mansioni di fattorino e reso successivamente agente in conformità al suo handicap di sordomuto, licenziato per giustificato motivo oggettivo a causa dell’inadeguatezza, sotto il profilo produttivo ed organizzativo, della prestazione lavorativa.
L’azienda è arrivata a prendere questo provvedimento basandosi soprattutto sulle assenze del dipendente che, come provato poi  dai documenti prodotti in giudizio, sono state numerose (808/ 1500 giorni di lavoro), brevi , reiterate e concentrate soprattutto in periodi  vicini a ferie, festività e giorni di permesso.
La parte resistente ha inoltre posto in luce i danni che il lavoratore ha arrecato all’azienda con tali assenze, svolgendo costui un’attività di back-office riguardante la gestione dei reclami fatti dai clienti. Infatti tale attività si articola in pratiche che, per essere risolte positivamente, necessitano di più conversazioni e di una certa continuità. Quando questi elementi mancano, il cliente scontento, non sentendosi seguito proprio in un momento delicato come quello dell’ insoddisfazione che ha causato il reclamo, può con estrema facilità optare per la concorrenza. Quindi per evitare ciò e affinché le pratiche non restassero inevase, l’azienda è stata costretta ad aggravare il lavoro degli altri dipendenti.
Il dipendente licenziato, dalla sua, ha però impugnato il licenziamento chiedendone l’annullamento o la dichiarazione di illegittimotà, come previsto dall’ art. 18. dello Statuto dei lavoratori. Lo stesso pretendeva inoltre il rimborso delle spese processuali.
A tal proposito, la giurisprudenza ha chiarito che, tra i fatti relativi all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa  - in relazione ai quali può essere applicato  il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, rientra l’eccessiva morbilità dovuta a reiterate assenze per malattia, qualora determini l'inutilità della prestazioneper il datore di lavoro (si veda Tribunale di Milano, sentenza n. 1341/2015).
Tuttavia i giudici hanno stabilito che le assenze del dipendente in questione, che tra l’altro non hanno superato il periodo di comporto, non bastano a dichiarare la sua prestazione lavorativa non sufficientemente e proficuamente utilizzabile, tale cioè da legittimare il licenziamento, poiché questa non deve essere valutata durante le assenze, ma bensì nei giorni nei quali il lavoratore si trova in azienda.
Pertanto la datrice di lavoro è stata costretta al pagamento di un’indennità risarcitoria, che è stata quantificata in quindici mensilità.
Diversamente l'azienda avrebbe dovuto incaricare un'agenzia investigativa al fine di verficare le reali cause dell'assenza del lavoratore mediante un'attività di INDAGINE ASSENTEISMO evitando di sopportare danni economici, a causa di mancata produttività del personale. 


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