ITALIANOINGLESE

Notizie
LICENZIATO IL DIPENDENTE CHE CALUNNIA I COLLEGHI

Autore / Fonte:
LICENZIATO IL DIPENDENTE CHE CALUNNIA I COLLEGHI

La Cassazione con l’ordinanza n. 7225 del 13.03.2023 (in allegato), afferma che deve essere licenziata per condotta ingiuriosa o comunque lesiva dell’onore altrui, la dipendente che sporge una denuncia infondata nei confronti dei propri colleghi e superiori.

Il caso in oggetto, riguarda una lavoratrice, addetta alla Polizia Municipale, che impugna giudizialmente il licenziamento irrogatole per avere reiteratamente tenuto gravi condotte lesive dell'onore e della dignità del Comandante e degli altri Sottufficiali e per aver denigrato l'intero Comando ed il Comune datore, anche mediante denunce risultate poi infondate.

La Corte d’Appello rigetta la predetta domanda, ritenendo che la condotta della ricorrente fosse meritevole di licenziamento anche perché accompagnata dall'aggravante della recidiva.

La Cassazione, nel confermare la pronuncia di merito, rileva che si integrano le condotte ingiuriose o comunque lesive dell'onore e della dignità personale altrui “nell'ambiente di lavoro”, anche qualora le espressioni calunniose siano contenute in una denuncia indirizzata all'autorità giudiziaria e non direttamente ai colleghi.

La calunnia fa riferimento al dispositivo dell’art. 368 del Codice Penale che punisce: chiunque, con denuncia, querela, richiesta o istanza, anche se anonima o sotto falso nome, diretta all'Autorità giudiziaria o ad un'altra Autorità che a quella abbia obbligo di riferirne o alla Corte penale internazionale, incolpa di un reato taluno che egli sa innocente, ovvero simula a carico di lui le tracce di un reato.

In particolare, per la sentenza, è a tal fine sufficiente che l'atto illecito abbia riflessi diretti nell’ambiente di lavoro e non necessariamente che sia commesso all’interno del luogo di lavoro.

Secondo i Giudici di legittimità, dunque, una tale condotta integra la fattispecie per cui l’art. 55 quater lettera e) del TU del pubblico impiego prevede la sanzione del licenziamento.

Su tali presupposti, la Suprema Corte rigetta il ricorso proposto dalla lavoratrice e conferma la legittimità del recesso irrogatole.

Le vittime del reato di diffamazione e calunnia possono tutelarsi rivolgendosi agli investigatori privati autorizzati.

Gli investigatori possono agire sia attraverso delle indagini OSINT/SOCMINT, tramite le quali possono monitorare reti e canali social per identificare i contenuti incriminati, ma anche, lì dove possibile, con delle attività di contropedinamento pedinamento.

Le informazioni raccolte dagli investigatori privati all’interno della rete, data la natura mutevole di questa, vengono cristallizzate nel tempo tramite software specifici che permettono di conservare l’informazione anche qualora venisse cancellata.

Le informazioni raccolte durante l’attività di pedinamento, inoltre, vengono inserite in un dossier che potrà poi essere utilizzato in Tribunale.

Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?

  • Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
  • Contropedinamentopedinamento monitoraggio;
  • Testimonianza in Tribunale, se necessario.

Scarica l'allegato
Cass.-ord.-n.-7225-2023.pdf


Servizi associati a questa notizia

Richiedi informazioni su DIFFAMAZIONE SUL WEB

Chiamaci