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LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA IN SEGUITO A CONDANNA PENALE: È LEGITTIMO?

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LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA IN SEGUITO A CONDANNA PENALE: È LEGITTIMO?
È possibile il licenziamento per giusta causa in seguito ad una condanna penale per un illecito estraneo all’attività lavorativa?
La risposta ha carattere soggettivo: se il fatto in questione è sufficientemente grave da ledere il vincolo fiduciario tra il datore di lavoro e il dipendente e dunque ripercuotersi sulla futura prestazione lavorativa il licenziamento è legittimo.
Per valutarne la gravità è necessario analizzare la natura delle mansioni del dipendente ed il suo comportamento durante lo svolgimento di esse. Rilevante è anche il disvalore sociale che il reato commesso comporta: se esso compromette l’immagine pubblica dell’azienda, il licenziamento per giusta causa risulta legittimo.
Analizzando alcune recenti sentenze si nota come questo principio sia da valutare da caso a caso.
Con una recente sentenza infatti (n. 21958 del 10.09.2018) la Corte di Cassazione afferma che i fatti estranei all’attività lavorativa, anche se oggetto di condanna penale, non possono fornire una giusta causa di licenziamento. Il caso in questione riguarda un uomo, dipendente delle Ferrovie dello Stato, licenziato in seguito alla condanna per maltrattamenti in famiglia.
Secondo la sentenza tali comportamenti riguardano solamente la sfera privata del dipendente e non hanno effetto sulla condotta lavorativa: il soggetto non ha mai avuto atteggiamenti aggressivi o litigiosi durante lo svolgimento del proprio lavoro, pertanto non si ritiene compromessa la futura prestazione professionale.
Il fatto riportato inoltre non era in grado di arrecare un danno all’immagine aziendale in quanto aveva avuto risonanza mediatica solamente a livello locale e senza riferimenti dettagliati riguardo all’identità del dipendente. Il licenziamento è stato pertanto ritenuto illegittimo ed il lavoratore reintegrato.
La sentenza n. 28445 del 7.11.2018 della Corte di Cassazione ha invece un esito differente per il lavoratore. Il caso riguarda un dipendente pubblico condannato per detenzione di materiale pedopornografico e pertanto licenziato, pur essendo un comportamento estraneo all’attività lavorativa e non in grado di influire su di essa. La Corte ha stabilito che il reato commesso dall’uomo conduce ad un giudizio di estrema gravità e di oggettiva pericolosità rendendo impossibile il proseguimento del rapporto di lavoro.
La condotta del lavoratore, anche se avvenuta all’esterno dell’attività professionale, è stata ritenuta contraria ai doveri del pubblico dipendente che è chiamato a tenere una condotta corretta e morale anche nella vita privata. Il licenziamento è stato dunque giudicato legittimo.
In sintesi, spetta al datore di lavoro provare il venir meno del vincolo di fiducia, la rilevanza del reato nei confronti della futura prestazione lavorativa del dipendente e il danno all’immagine dell’azienda da esso arrecato. Per questo motivo può essere utile per il datore di lavoro rivolgersi ad una agenzia investigativa come FIRSTNet: attraverso ricerche approfondite e monitoraggi mirati saprà fornirti le prove per sostenere in giudizio la legittimità per giusta causa del licenziamento di un tuo dipendente.
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