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LAVORO: DIRITTO ALLA DISCONNESSIONE, LA LEGGE EUROPEA

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LAVORO: DIRITTO ALLA DISCONNESSIONE, LA LEGGE EUROPEA
I deputati del Parlamento Europeo hanno approvato, con 476 voti a favore, 126 contrari e 83 astensioni, una nuova proposta di legge sul Diritto alla disconnessione. Ora sarà la Commissione a valutare la proposta.
La proposta nasce per garantire a tutti i lavoratori a distanza, in Smart Working, il diritto a non essere connessi fuori dall’orario di lavoro. La normativa dovrebbe stabilire anche i requisiti minimi per il telelavoro e disciplinare in maniera dettagliata le condizioni e gli orari lavorativi dei lavori digitali.
Il lavoro da casa è aumentato del 30% in questo periodo di emergenza sanitaria, e molte aziende hanno deciso di adottarlo anche ad emergenza finita. Il primo passo verso il riconoscimento di questo diritto risale alla legge 81 del 2017, che riguarda anche le misure volte a favorire l'articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato, e che nell'art. 19 afferma:
L'accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro.”
Il diritto alla disconnessione, se riconosciuto come diritto fondamentale dell'individuo, può dare al dipendente in telelavoro la possibilità di astenersi da attività lavorative (telefonate, invio e ricezione email etc) fuori dall'orario lavorativo, senza che questo comporti la compromissione del rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendente.

Il Parlamento Europeo cita, a sostegno della proposta, alcuni dati emersi da uno studio di Eurofond:
•    per chi lavora da casa, le possibilità di lavorare oltre le 48 ore settimanali aumentano del più del doppio, rispetto a chi lavora nella sede aziendale;
•    il 30% dei telelavoratori ha dichiarato di lavorare anche durante il proprio tempo libero, tutti i giorni o comunque più volte alla settimana, mentre per chi lavora in ufficio questa percentuale scende al 5%.

Durante lo Smart Working, infatti, il confine tra orario di lavoro e tempo libero è davvero labile, e non c’è una regolamentazione dettagliata che possa stabilirne i limiti. Si basa tutto, al momento, su accordi tra datore di lavoro e dipendente, e ciò comporta anche una serie di problematiche aziendali, perché non tutti i dipendenti, pur avendo definito con il datore di lavoro luogo e tempi di esecuzione della propria mansione, rispettano gli accordi presi.
Molti approfittano, infatti, dell’autonomia del lavoro a distanza, commettendo atti di infedeltà aziendale, come la concorrenza sleale, il furto dati, la falsa malattia o comunque preferendo fare altro invece di lavorare, motivo per il quale molti dirigenti aziendali si rivolgono a noi per dei controlli difensivi.
Questa proposta di legge, quindi, tutelerebbe sia i dipendenti che i datori di lavoro, fornendo strumenti più efficaci per la gestione del lavoro fuori dai locali aziendali.


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