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LA LEGGE SUL DIVORZIO HA 50 ANNI

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LA LEGGE SUL DIVORZIO HA 50 ANNI
Con 325 sì alla Camera contro 283 no e con 164 sì al Senato contro 150 no, il primo dicembre 1970 viene approvata definitivamente la Legge n. 898 in tema di "Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio": l’Italia ha finalmente una legge sul divorzio, una conquista per i diritti civili della nostra nazione.

Solo due anni prima, nel dicembre del 1968, è stato abrogato il reato di adulterio, per violazione dell’articolo 29 della Costituzione, che stabilisce l’eguaglianza dei coniugi. Reato che riguardava solo le donne, mentre l’uomo poteva essere infedele, e tale comportamento era socialmente e giuridicamente accettato se era lui a metterlo in atto.
Solo se l’uomo decidesse di trasferirsi more uxorio per convivere con un’altra donna, allora questo poteva motivare almeno la separazione. Condizione eccezionale, poiché era raro che si arrivasse a questo punto.
Le donne, invece, rischiavano anche il carcere, se tradivano.
La legge Fortuna - Baslini sul divorzio ha ovviamente avuto un impatto poi sulla tutela dei figli, sulla ripartizione economica tramite assegno di divorzio fino ad arrivare ai nostri giorni, passando da conquiste che ora garantiscono i diritti dei coniugi, tra le quali ricordiamo la legge del 19 maggio 1975, n. 151 del diritto di famiglia, che garantì finalmente la parità legale fra i coniugi, e la possibilità della comunione dei beni. Cade con la Legge 151/1975 anche la patria potestà e la discriminazione dei figli nati fuori dal matrimonio.
La separazione acquisisce nel tempo forme ancora più semplificate, e con la legge 55/2015 si arriva infatti al “divorzio breve”, grazie al quale, in caso di separazione giudiziale, basterà un anno per porre fine al matrimonio, al contrario dei tre anni precedentemente previsti. Secondo il nuovo testo dell’art. 3 lett. b), n. 2 della l. n. 898/1970, il tempo si riduce ulteriormente a sei mesi nelle separazioni consensuali.
La difesa della famiglia è una battaglia sempre in corso, perché più la società si evolve e più vengono considerate nuove necessità, nuovi diritti da garantire e tutelare.
La fedeltà è ancora oggi un dovere nei confronti del proprio partner ed uno dei principali fondamenti su cui si basa il matrimonio, anzi è giusto dire, come da art. 143 del cod. civ., che è un obbligo. L’infedeltà è il motivo principale della fine dei matrimoni, ed oggi più che mai è necessario dimostrare l’infedeltà del coniuge, quando ne abbiamo il sospetto, per tutelarsi anche legalmente, attraverso il lavoro di una agenzia investigativa che possa produrre le prove dell’infedeltà in atto.
Infatti il tradimento può essere preso in considerazione dal giudice, nella separazione, per stabilire a chi spetta l’addebito, con tutte le conseguenze del caso, e se il tradimento dovesse avvenire in maniera eclatante, tanto da arrecare dei danni al coniuge tradito, è possibile essere condannati al risarcimento.
Evitare di tradire sarebbe la soluzione migliore, ma se è inevitabile farlo, allora è preferibile scegliere la via della discrezione.


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