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LA EX MOGLIE RICCA DEVE GARANTIRE ALL’EX MARITO LO STESSO TENORE DI VITA?

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LA EX MOGLIE RICCA DEVE GARANTIRE ALL’EX MARITO LO STESSO TENORE DI VITA?

È stata depositata ieri, 14 settembre 2022, la sentenza n. 26890 della Corte di Cassazione (in allegato) che ha stabilito un importante principio: la ex moglie benestante, a seguito della separazione, deve versare al marito un assegno di mantenimento che gli garantisca lo stesso tenore di vita da egli goduto durante il matrimonio, soprattutto in virtù del fatto che l’uomo aveva lasciato la propria occupazione per dedicarsi al figlio nato dalla loro unione.

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’uomo, che si era visto ridurre l’assegno di ben 5 volte (da 1500 euro mensili a 300 euro mensili) dalla Corte di appello di Milano, poiché all’epoca della separazione l’uomo aveva 47 anni, ed era quindi dotato di piena capacità lavorativa, oltre a possedere una notevole professionalità, poiché fino al 2007 aveva ricoperto una posizione lavorativa che gli garantiva un ottimo stipendio. L’uomo poi, in comune accordo con la moglie, aveva lasciato il lavoro per dedicarsi sia al figlio, che aveva bisogno di sostegno e di essere seguito nelle attività sportive, che alla cura della "prestigiosa abitazione coniugale acquistata con proventi della moglie". Secondo la Corte territoriale, quindi, l’uomo “era dotato di tutte le risorse personali e professionali per provvedere autonomamente al proprio dignitoso mantenimento”.

L’ex moglie, durante il matrimonio, metteva a disposizione circa 10.000 euro al mese, ma l’uomo in fase di separazione non era riuscito a dimostrare se tali somme "servissero per le proprie esigenze personali piuttosto che per i bisogni del figlio". Il tenore di vita dell’uomo, inoltre, aveva subito un “rilevante ridimensionamento con la perdita dell’abitazione familiare” a seguito della separazione, e l’assegno di 300 euro aveva lo scopo di permettergli, secondo la Corte territoriale, di trovare un’altra abitazione.

Ma secondo la Cassazione il criterio utilizzato dalla Corte di appello per quantificare l’assegno di mantenimento “non è quello seguito dalla giurisprudenza di legittimità”, secondo il quale i “redditi adeguati” cui va rapportato, ai sensi dell'art. 156 c.c., l'assegno di mantenimento a favore del coniuge (al quale, ovviamente, non sia stata addebitata la separazione) "sono quelli necessari a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio nella fase temporanea della separazione, stante la permanenza del vincolo coniugale e l'attualità del dovere di assistenza materiale, derivando dalla separazione - a differenza di quanto accade con l'assegno divorzile che postula lo scioglimento del vincolo coniugale - solo la sospensione degli obblighi di natura personale di fedeltà, convivenza e collaborazione".

Nel caso di specie, dunque, l’assegno a favore dell’uomo “non è stato quantificato in misura idonea a garantirgli, in via tendenziale, la conservazione del tenore di vita matrimoniale" e la sentenza, in accoglimento di ricorso, è stata cassata dalla Cassazione con rinvio alla Corte d’appello di Milano.

Rivolgersi agli investigatori privati, in questi casi, è fondamentale, per chiedere sia delle indagini utili a dimostrare la violazione degli obblighi matrimoniali, ad esempio il tradimento o l’abbandono del tetto coniugale per chiedere l’addebito della separazione, se vi sono le circostanze, e sia delle indagini patrimoniali, ai fini della determinazione e la rideterminazione dell’assegno, ottenendo così un quadro generale della posizione reddituale dell’altro coniuge e della sua variazione nel tempo e le prove dell’effettivo tenore di vita da egli condotto, spesso del tutto incompatibile con il reddito di fatto dichiarato.

Gli investigatori effettuano le indagini tramite attività di monitoraggio e di pedinamento del coniuge, affiancate da una attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di informazioni utili anche dal web. Tutte le prove vengono racchiuse all’interno del dossier investigativo, producibile in giudizio, e gli investigatori possono essere chiamati a testimoniare in Tribunale per confermare personalmente quanto contenuto nel dossier, poiché testimoni oculari dei fatti.

Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?

  • Attività di monitoraggio e di pedinamento dell’ex coniuge;
  • Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
  • Indagini patrimoniali;
  • Testimonianza in Tribunale, per confermare quanto riportato nel Dossier investigativo, se necessario.

Scarica l'allegato
Sentenza n. 26890 del 2022.pdf


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