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L’intervista - Avv. Chiara Reposo: l’importanza delle indagini nella tutela della serenità familiare

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L’intervista - Avv. Chiara Reposo: l’importanza delle indagini nella tutela della serenità familiare
La collaborazione tra avvocati e investigatori privati è quanto mai importante nella strategia difensiva.
 
 
Negli ultimi anni il raggio d’azione dell’investigatore privato è stato ampliato e incentivato dalla legislazione, per cui l’avvocato, per la costruzione di un impianto probatorio inattaccabile, si rivolge spesso a questo tipo di professionista. FIRSTNet ha avuto il piacere di collaborare spesso con lo Studio Legale Reposo, membro dell’AMI – Associazione degli Avvocati Matrimonialisti Italiani, soprattutto nei casi di separazioni o divorzi giudiziali, per provare l’eventuale infedeltà che porta all’addebito. Ma anche nei casi di stalking, bullismo ed in generale per la tutela della serenità familiare, le indagini possono essere risolutive.
In merito all’importanza della collaborazione tra investigatori ed avvocati abbiamo intervistato quindi l’Avv. Chiara Reposo, avvocato penalista e Presidente della Sezione Territoriale dell’AMI di Biella, con particolare esperienza nel diritto di famiglia e nel contrasto della violenza di genere, dello stalking e del bullismo.  
 
1.     Quali sono i motivi principali che causano la fine di una relazione, in base alla vostra esperienza?
 
Alcuni dei motivi di separazione più comuni sono:
 
·       Stare insieme per motivi sbagliati.
Sposarsi ad esempio per i soldi o per fare piacere a qualcuno, è il preambolo di un divorzio quasi immediato, ma spesso succede che ci si sposa perché si ritiene sia la cosa migliore da fare, magari perché tutti si aspettano che vada così.
 
·       Mancanza di identità.
Una relazione di dipendenza dall’altro non è sana, soprattutto quando non si hanno interessi personali o occasioni di esprimersi al di fuori della coppia, perché si è confusa la propria identità con quella del partner. Molte coppie dimenticano i loro amici e le loro abitudini da single una volta sposate, e la situazione spesso degenera quando nascono dei figli.
 
·       Interessi e abitudini diverse
Succede che dopo essersi sposati si riscontrino nell’altro peculiarità che non avevamo notato prima. È probabile che a cambiare non sia stato il partner, ma le proprie aspettative. Quando uno o entrambi i partner cercano di forzare l’altro a fare cose che non vuole fare al fine della propria felicità, il risultato non può che essere un disastro. È possibile sorvolare su questa differenza di vedute? Sì, è possibile, ma non tutti ci riescono. Condividere degli interessi e coltivarli insieme è fondamentale per un buon matrimonio.
 
·       Non c’è più intimità.
Anche nei migliori matrimoni la sfera dell’intimità non è sempre al 100%. E non stiamo parlando solo di sesso, ma anche di baci e carezze. Quando l’intimità inizia a scemare, iniziano anche i fraintendimenti e i cattivi pensieri.
Gli uomini in linea di massima sentono il bisogno di uno stimolo sessuale per essere romantici e le donne invece hanno bisogno di momenti romantici per essere sessualmente recettive. Se il meccanismo si inceppa si andrà incontro ad una degenerazione della situazione.
 
·       Incapacità di risolvere i conflitti.
Non esiste coppia che non litighi mai. Per questo è fondamentale individuare delle regole di base per fare in modo che ci si ascolti e rispetti a vicenda.
 
2.     La decisione di porre fine al proprio matrimonio non è mai una scelta facile, sia dal punto di vista emotivo che pratico. Molti non sanno come muoversi, da dove iniziare. Sicuramente rivolgersi ad uno studio legale come il vostro è fondamentale per conoscere tutte le possibilità ed essere guidati in questo percorso. Esiste, però, un “ordine cronologico” degli step da seguire?
 
La separazione è un momento difficile della vita di una coppia: si tratta infatti di affrontare un vero e proprio lutto, ed è importante conoscere le fasi per uscire dallo stato di depressione che può causare un evento del genere e poter quindi ritrovare il sorriso, ricordandosi sempre di tutelare i figli e far capire loro che non hanno nessuna responsabilità.
Potremmo parlare di cinque fasi:
·       la negazione: il rifiuto di accettare la verità, di accettare la perdita, come per tutelarsi dal dolore. Spesso si fa di tutto per tornare indietro, per far riavvicinare il partner, nella maggior parte dei casi peggiorando solo la situazione, ed accrescendo la frustrazione ed il desiderio di vendetta.
·       la rabbia: è un modo per affrontare il dolore. È un passaggio molto delicato che spesso coincide con una richiesta di aiuto o con una totale chiusura in se stessi. In questa fase è importante non coinvolgere i figli.
·       la separazione: si prende atto dell'irreversibilità della perdita e si comincia a riflettere sugli errori fatti e sulle cause che hanno portato alla rottura. In questa fase che si cominceranno a valutare le risorse personali per riprendere in mano la propria vita.
·       la presa di coscienza: la realizzazione che il rapporto è davvero finito. Rappresenta il punto di sofferenza più alto, ma è un dolore necessario, perché toccare il fondo permetterà di poter cominciare la risalita.
·       l’accettazione: è il momento di voltare pagina. È la fine dell'elaborazione del lutto. È l’ora di lasciarsi il passato alle spalle cominciando a progettare una vita autonoma con fiducia ed entusiasmo.
 
3.     I “tasti dolenti”, in una separazione e in un divorzio, sono sicuramente la gestione del patrimonio familiare e la serenità dei figli. Come consiglia di muoversi per assicurare il bene di tutti, soprattutto dei minori?
 
Sicuramente è fondamentale rivolgersi a Legali specializzati in questa così mutevole e scivolosa materia che, a loro volta, si sappiano circondare di consulenti (psicologi, psicoterapeuti, investigatori privati) coi quali svolgere un lavoro di equipe – soprattutto in casi di abuso, piuttosto che di evidente dipendenza di un coniuge dall’altro – volto ad assicurare al cliente una cura a 360 ° della Sua problematica. Certo è che è doveroso che si parta da un tentativo serio di conciliazione delle parti – anche attraverso l’ausilio di un mediatore familiare – per poi tentare, in caso di impossibilità, sempre e comunque di raggiungere un accordo volto ad evitare le lungaggini ed i traumi insiti un procedimento giudiziale.
 
4.     Lei si rivolge abitualmente alle agenzie investigative? Per quali casi ritiene sia utile incaricare degli investigatori privati? Può raccontarci un caso in cui le indagini private hanno avuto particolare rilevanza ai fini probatori?
 
Nei casi di separazioni e divorzi giudiziali può essere utile richiedere l'intervento di un investigatore privato professionista, specialmente quando la prova di infedeltà coniugale può portare all'addebito della separazione, con tutte le implicazioni economiche che questo comporta.
 
Un esempio di quanto le indagini private possano avere rilevanza ai fini probatori è il seguente: la Corte d’Appello di Bologna, confermando la decisione del Tribunale di Modena, ha negato il diritto all’assegno di mantenimento ad una signora, la cui infedeltà è stata provata a mezzo di tabulati telefonici e confermata da dossier e foto fatte da un investigatore privato incaricato dal marito tradito.
La donna è ricorsa in Cassazione, opponendo che tale relazione investigativa era stata redatta da un terzo su incarico del marito, dunque senza le garanzie del contradditorio, ed era basata su una serie di conclusioni del tutto personali dell’investigatore. Inoltre la Cassazione ha sottolineato che i dati forniti dall’investigatore privato sono del tutto oggettivi, e non sono solo mere deduzioni.
Dunque, il marito aveva assolto all’onere della prova su di lui gravante dimostrando che la relazione adulterina della moglie era precedente alla domanda di separazione e pertanto fonte di addebito.
 
5.     Un ruolo importante occupa per lei la tutela delle donne, vittime spesso di stalking e di violenza. Gli obiettivi raggiunti in Italia, grazie all’informazione e alla giurisprudenza in materia, sono per lei sufficienti a garantire la serenità e l’incolumità delle vittime?
 
Oggi, le forze dell’ordine e la magistratura hanno a disposizione un ventaglio di norme  per  rendere più efficace il contrasto alla violenza di genere. Tra queste il 9 agosto 2019 è entrata in vigore la legge n. 69 del 2019 (c.d. “Codice Rosso”) recante «Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere». Sul versante processuale, la riforma mira a tracciare una “corsia preferenziale” per assicurare l’immediata istaurazione del processo e ridurre, così, i tempi per l’adozione di eventuali provvedimenti protettivi. Sul versante sostanziale, invece, si assiste ad un inasprimento del trattamento sanzionatorio di alcuni delitti e all’introduzione di nuove forme di reato. 
Più precisamente, il testo legislativo introduce quattro nuove fattispecie:
·      il delitto di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa (art. 387 bis c.p.),
·     il delitto di costrizione o induzione al matrimonio (art. 558 bis c.p.),
·     il delitto di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti senza il consenso delle persone rappresentate, c.d. “revenge                 porn” (art. 612 ter c.p.)
·       il delitto di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso (art. 583-quinquies c.p.). 
L’art. 2 della l. n. 69 del 2019 ha previsto, oltretutto, l’obbligo per il pubblico ministero di assumere informazioni dalla persona offesa e da chi ha presentato denuncia, querela o istanza, entro il termine ordinatorio di tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. La norma prevede, però, delle eccezioni. In primo luogo, la mancata assunzione delle informazioni è giustificata dalle esigenze di tutela dei minori di anni 18, particolarmente vulnerabili e la cui escussione prevede la presenza di un esperto in psicologia o psichiatria infantile, rendendo spesso le tempistiche superiori al termine dei tre giorni. L’altra eccezione è rappresentata dalla riservatezza delle indagini, anche nell’interesse della persona offesa (elemento aggiuntivo rispetto alla riservatezza). In questo caso, il p.m. può decidere di non escutere la vittima allorquando questa, in un primo momento, può assumere un atteggiamento poco collaborativo con le autorità in ragione della categoria dei reati per i quali si procede. È opportuno precisare che l’esercizio del potere discrezionale del p.m. di non escutere la vittima entro tre giorni deve essere supportato da un esplicito e motivato provvedimento, in ragione dei principi fondamentali sui quali si basa il nostro ordinamento penale. Infine, significative modifiche sono state apportate anche all’istituto della sospensione condizionale della pena. Nello specifico, la sua concessione è subordinata alla partecipazione a specifici percorsi di recupero presso enti o associazioni che si occupano di prevenzione, assistenza psicologica e recupero di soggetti condannati per i medesimi reati.

 
6.     Nell’ultimo periodo un argomento tristemente in auge e mai superato è quello del bullismo, della violenza, soprattutto tra i giovani, spesso giovanissimi. Lei cosa consiglierebbe ai genitori che hanno figli che sono vittime di questi soprusi, o al contrario, che hanno figli violenti?
Sicuramente i genitori devono imparare a non aver paura di dire di no ai propri figli: è necessario fare capire ai ragazzi che non sono adulti e, dunque, devono farsi guidare, sgridare, insegnare dai genitori in primis l’educazione – concetto sottovalutato – che è il biglietto da visita di ogni essere umano, cui segue la capacità di rispettare le regole – anche se non capite a pieno -  e, dunque, di saper convivere all’interno della società. L’eccessivo lassismo ha portato soprattutto gli adolescenti a pensare di essere “legibus soluti”, a poter fare ogni cosa senza che vi siano conseguenze, a non capire perciò la gravità dei comportamenti posti in essere – pubblicare video di altri ragazzi vessati, ridicolizzare il diverso, il chattare con estranei etc. Fare il genitore è di certo il mestiere più difficile al mondo e nessuno nasce “imparato” però sicuramente essere genitori non è un diritto ma, soprattutto, un privilegio che non tutti hanno e, dunque, posto che non è un obbligo, è un impegno che va onorato.

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