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L’IMPORTANZA DELLA DIMENSIONE UMANA NELLA REPUTAZIONE AZIENDALE

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L’IMPORTANZA DELLA DIMENSIONE UMANA NELLA REPUTAZIONE AZIENDALE
Negli ultimi anni le indagini reputazionali sono tra le più richieste alle agenzie investigative autorizzate. Soprattutto nell’ultimo anno, la pandemia ha segnato una svolta, ed è aumentata la tendenza degli utenti a premiare le aziende più coerenti dal punto di vista valoriale e organizzativo.
Le investigazioni reputazionali e la business intelligence hanno lo scopo di verificare il profilo reputazionale dell’azienda d’interesse e di coloro che ricoprono un ruolo rilevante al suo interno, come i soci, gli amministratori delegati etc., così come dei clienti più influenti.
Grazie a questo tipo di indagini è possibile ottenere:
• informazioni ufficiali ed ufficiose sul conto delle società, sui proprietari delle stesse, sui dirigenti, su legami con la politica e con la criminalità, su conflitti di interessi;
• eventuali procedimenti, sanzioni e contenziosi ed ogni altro rischio e problema relativo alla società, e alla corporate governance;
• responsabilità per reati ambientali;
• responsabilità per data breach, per perdita, distruzione o diffusione indebita dei dati trattati;
•  analisi di quanto riportato sui mezzi di informazione, sia tradizionali che online, sui social media e blog, al fine di individuare informazioni negative o che possono suggerire futuri possibili rischi.
Secondo la società RepTrak Company, questa è l’era della “reputation economy”, nella quale clienti e dipendenti si “alleano” per rafforzare la reputazione aziendale.
Secondo uno studio pubblicato su Il Sole 24 Ore,  e che ha coinvolto 70mila persone di 15 Paesi differenti del mondo, emerge che il 63% dei consumatori acquista maggiormente dalle aziende con un’eccellente reputazione, e che il 47% dei clienti delusi cambia immediatamente le proprie scelte d’acquisto.
Nell’ultimo anno, le aziende con un’eccellente reputazione sono aumentate dall’8% al 17%.
Soprattutto tra i giovani si registra un importante cambiamento: 9 millennial su 10 ritengono fondamentale l’investimento delle aziende in ESG: Environmental, Social e Governance, ossia in quelle iniziative etiche, ambientali e sociali che vanno oltre al mero business.
In Italia, nel 2020, la reputazione aziendale è cresciuta di 2,3 punti in tutti i settori, soprattutto in quello della salute (+3,3), delle telecomunicazioni (+2,8), dei servizi finanziari (+2,6) e del food & beverage (+2,6).
Il pubblico non viene più considerato un semplice consumatore, ma viene attribuito ad ognuno il valore assoluto di essere umano. Oggi il 70-75% della reputazione di un’azienda si base su ciò che riguarda i valori intangibili, come evidenziato dal Dott. Jerusalmi, CEO di Borsa Italiana, mentre fino a 30 anni fa il valore di una azienda era legato, per il 95%, ai physical asset.
I clienti, grazie alle buone pratiche messe in atto dalle aziende, e dal coinvolgimento che da ciò scaturisce, si fanno ambasciatori dell’azienda, rendendo la reputazione una responsabilità di tutti, dalla dirigenza al dipendente, fino al fruitore.
La reputazione, però, deve necessariamente essere misurata costantemente, tramite l’intervento delle agenzie investigative specializzate in questo tipo di indagini, per mantenere elevata e salda la coerenza tra quanto professato dall’azienda e le azioni pratiche. La migliore reputazione, infatti, sta nell’agire perfettamente in linea con ciò che si è scelto di apparire, come diceva Socrate, già duemila anni fa.


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