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L’AZIENDA DI TRASPORTI HA COLPE SE IL DIPENDENTE VIOLA I RIPOSI PERIODICI?

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L’AZIENDA DI TRASPORTI HA COLPE SE IL DIPENDENTE VIOLA I RIPOSI PERIODICI?
Con un’importante sentenza, la n. 175/2021 (in allegato), prima nel suo genere in Italia, il giudice di pace di Ferentino si esprime sul tema della responsabilità dell’azienda di trasporti in caso di violazione, da parte dell’autista dipendente, dei tempi di guida e di riposo.

In passato questo tipo di illecito del dipendente era costato alle diverse aziende datrici delle multe molto salate, ma in questo caso il giudice di pace ha accolto il ricorso dell’azienda, sollevandola da ogni responsabilità.
Infatti, secondo gli atti, l’organizzazione del servizio era perfettamente in linea con quanto richiesto dalle norme che regolano la materia.
È bene anticipare che solitamente le aziende che hanno policy stringenti, sia dal punto di vista normativo generale che di organizzazione interna, effettuano frequentemente delle indagini investigative private di policy compliance, per verificare, appunto, il rispetto da parte dei dipendenti e dei collaboratori della conformità alle Policy aziendali.

La Policy Compliance permette di effettuare un audit dei rischi, nel minor tempo possibile e nelle modalità più efficaci possibili. L’attività degli investigatori privati, in questo ambito, non è limitata, quindi, ad un mero controllo del rispetto delle policy, ma anche ad una valutazione di tali rischi.

In questi casi le indagini effettuate dagli investigatori sono il monitoraggio ed il pedinamento del dipendente, anche attraverso l’utilizzo del GPS sul mezzo di trasporto aziendale, e delle attività di Web Intelligence (OSINT e SOCMINT).

Nel caso di specie, la Prefettura di Frosinone aveva notificato all’azienda di trasporti succitata, un’ordinanza per il pagamento di una multa, a causa della violazione del riposo settimanale da parte di un conducente. Di fatto il lavoratore non aveva rispettato il periodo di guida bisettimanale, ed ha quindi pagato la sanzione ad egli irrogata.

Secondo l’azienda di trasporti, però, la responsabilità è da considerarsi esclusivamente a carico del dipendente, e non condivisa, poiché quest’ultimo non aveva volontariamente rispettato le indicazioni fornitegli dalla società e l’informativa autisti che norma le attività consentite per eseguire in piena regola il servizio di trasporto.

A tal proposito, il giudice ha fatto riferimento alla circolare 300/2017 del Ministero dell’Interno, che in riferimento ai provvedimenti che l’azienda deve prendere al fine di evitare sanzioni a suo carico quando il dipendente viola le regole, riporta testualmente: “il corretto adempimento degli oneri di formazione, istruzione e controllo, potrà essere valutata dal Prefetto e dal Giudice di Pace in sede di ricorsi, ex articoli 203 e 204-bis del C.d.S., per escludere la responsabilità dell'impresa nella violazione dell'art. 174, comma 14, C.d.S., ferma restando la responsabilità solidale, ex art. 196 C.d.S., per le violazioni contestate al conducente.”

Per dimostrare la sua innocenza, l’azienda dovrà fornire al dipendente l’idonea documentazione che egli potrà presentare qualora fosse oggetto di accertamento, per confermare l’avvenuta spiegazione da parte dell’azienda delle procedure che egli era obbligato a rispettare ed il controllo effettuato regolarmente sulla sua attività.

L’azienda, nel caso di specie, aveva inoltre prodotto in giudizio la lettera di richiamo trasmessa al dipendente, nella quale veniva richiesta la motivazione del suo comportamento, dimostrando, dunque, l’avvio di un provvedimento disciplinare a carico del lavoratore infedele.

Citando, infine, la sentenza allegata: “(…) i conducenti effettuano le loro prestazioni lavorative sulla base di indicazioni date dall’impresa, che pertanto debbono essere confacenti al codice della strada. Se a causa di fattori esterni ed improvvisi (traffico, condizioni meteo ecc) il conducente non è in grado di portare a termine i compiti impartiti dall’impresa, in nessun caso potrà superare i limiti imposti, ma sarà la ditta ad organizzare in altra maniera il trasporto.”

Scarica l'allegato
Sentenza n 175 Giudice di Pace.pdf


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