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IL “DISVALORE AMBIENTALE” DEGLI ILLECITI DEI DIPENDENTI

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IL “DISVALORE AMBIENTALE” DEGLI ILLECITI DEI DIPENDENTI

La maggior parte degli illeciti commessi dai dipendenti, come è noto, causa un danno economico all’azienda, l’irrimediabile lesione del vincolo fiduciario con il datore di lavoro ed un importante rischio di emulazione da parte degli altri colleghi, con conseguente aggravamento delle ripercussioni che l’illecito ha sull’immagine pubblica dell’azienda e sul suo patrimonio.

Nella valutazione della gravità di un illecito, e nello specifico nella determinazione della proporzionalità del licenziamento, rileva anche il “disvalore ambientale” della condotta adottata dal dipendente, come ribadito più volte dalla giurisprudenza in materia, ad esempio nella sentenza della Cassazione n. 24619/2019 (in allegato).

Per spiegare meglio quando è che si parla di “disvalore ambientale” è sufficiente analizzare il caso in esame, che riguarda una donna che gestiva un negozio di abbigliamento, licenziata per motivi disciplinari, poiché aveva svolto, durante l’orario di lavoro, attività di cartomanzia telefonica, oltre ad aver perpetrato atti di “abuso di potere” nei confronti delle colleghe, sue sottoposte. In più la donna si era impossessata di alcuni capi di abbigliamento e accessori, indossandoli anche durante l’orario lavorativo, e si era assentata più volte dall’attività commerciale senza alcuna autorizzazione.

Nella sentenza, dunque, viene considerato, oltre agli evidenti illeciti commessi, anche il ruolo svolto dalla donna, ossia quello di gerente del punto vendita, e le conseguenti responsabilitàtanto sul piano di un più intenso obbligo di diligenza, come del dovere di comportamenti tali da costituire positivi riferimenti per i propri sottoposti. In tal senso, relativamente alla necessità di valutare la condotta del lavoratore anche alla luce del “disvalore ambientale” che la stessa assume quando, in virtù della posizione professionale rivestita, può assurgere per gli altri dipendenti dell’impresa a modello diseducativo e disincentivante dal rispetto degli obblighi connessi al rapporto di lavoro, si richiama Cass. n. 17208/2002.

Per poter provare l’illecito e le modalità con le quali si consuma, il datore di lavoro può rivolgersi ad una agenzia investigativa autorizzata. I cosiddetti controlli difensivi, infatti, hanno lo scopo di raccogliere le prove dell’infedeltà del dipendente, accertando l’esistenza dell’illecito. Gli investigatori privati, solitamente, effettuano delle attività di pedinamento e di monitoraggio del dipendente infedele, e nei casi di attività commerciali aperte al pubblico vengono svolte anche delle attività di Mystery Shopping.

Le indagini sul campo vengono coadiuvate da attività di Web Intelligence (OSINT e SOCMINT) perché molto spesso è il web a fornire elementi di prova della condotta illecita del dipendente durante l’orario lavorativo, lì dove sia incompatibile con le sue mansioni e con le policy aziendali.

Sarà poi il Giudice ad “individuare le fonti del proprio convincimento, valutare le prove e scegliere, tra le risultanze istruttorie, quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione e dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova”. È anche per questo che è fondamentale procurarsi delle prove perfettamente legali e attendibili: una agenzia investigativa autorizzata da Prefettura è sicuramente uno dei partner più attendibili sui quali può contare un datore di lavoro, considerando anche che gli stessi investigatori privati che hanno effettuato le indagini possono essere chiamati a deporre in Tribunale, in quanto testimoni oculari dei fatti.

In conclusione, ad aggravare la posizione di alcuni dipendenti infedeli è proprio il ruolo che essi ricoprono, rappresentando per gli altri colleghi non più un esempio di professionalità e diligenza, ma un modello diseducativo e disincentivante dagli obblighi connessi al rapporto di lavoro. Anche un singolo episodio, se disciplinarmente rilevante e sufficiente a ledere il vincolo di fiducia con il datore di lavoro, può integrare giusta causa di licenziamento.

Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?

  • Attività di monitoraggio e di pedinamento del dipendente infedele;
  • Attività di Mystery Shopping e/o, lì dove l’azienda non preveda un contatto diretto con il pubblico o nei casi in cui è necessario un periodo di monitoraggio più lungo e costante, delle Assunzioni Programmate;
  • Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web: è spesso lo stesso dipendente infedele a pubblicare online prove delle sue condotte incompatibili con orari, policy e mansione lavorativi.

Scarica l'allegato
Sentenza n. 24619.pdf


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