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FALSE VISITE AI CLIENTI: PROMOTER LICENZIATA GRAZIE ALLE PROVE DEGLI INVESTIGATORI PRIVATI

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FALSE VISITE AI CLIENTI: PROMOTER LICENZIATA GRAZIE ALLE PROVE DEGLI INVESTIGATORI PRIVATI
Con Ordinanza n. 22370 del 2021 della Cassazione, Sezione Lavoro (in allegato), viene confermato il licenziamento per giusta causa di una promoter che aveva dichiarato, in un report del 2017, di aver effettuato in una settimana 40 visite ai clienti, 24 delle quali, però, sono risultate essere false.
Alla dipendente è stata contestata l’infedele rappresentazione di attività esterne alla sede aziendale, grazie alle prove che la società datrice aveva acquisito tramite il lavoro degli investigatori privati incaricati.
Le aziende che hanno il sospetto che i propri dipendenti non rispettino gli accordi presi in merito all’esplicamento delle loro mansioni svolte all’esterno, posso effettuare dei controlli tramite agenzia investigativa autorizzata, anche quando non siano immediatamente visibili dei danni al patrimonio aziendale, come in questo caso.
Per effettuare indagini simili, solitamente gli investigatori privati svolgono:
• attività di monitoraggio e di pedinamento del dipendente,
• indagini OSINT e SOCMINT, anche in fase preliminare, per individuare elementi online sulla sua condotta,
• attività di tracciamento dell’autovettura aziendale in uso al dipendente.
Il confronto tra quanto dichiarato dal dipendente tramite report predisposto o altre attestazione di servizio ed il dossier investigativo fa emergere le discrepanze circa la veridicità del numero clienti visitati, nel caso di specie, o più in generale delle modalità di organizzazione del lavoro.
La dipendente aveva contestato, fra i vari motivi di doglianza, il fatto che il provvedimento fosse basato principalmente sugli esiti delle indagini investigative, senza che le fosse concesso il diritto alla difesa a causa, a suo dire, di un vizio di procedura.
Con l’Ordinanza il ricorso della dipendente è stato rigettato, confermando il licenziamento intimato con la sentenza del 2019, riaffermando così la legittimità delle indagini investigative per la tutela dei diritti delle aziende, e la loro rilevanza nella valutazione degli illeciti.
Inutili anche le ulteriori contestazioni della ricorrente, relative all’avvenuto raggiungimento, da parte sua, dei risultati commerciali previsti, in quanto le prove hanno dimostrato pienamente la volontà dolosa ad eludere il controllo datoriale, causando l’irrimediabile rottura del vincolo fiduciario con il datore di lavoro e la conseguente legittimità del licenziamento disciplinare per giusta causa e senza preavviso.
Infatti, molte pronunce legate agli illeciti aziendali evidenziano il carattere fiduciario del rapporto di lavoro: una lesione grave della fiducia tra datore di lavoro e dipendente legittima il licenziamento in tronco, indipendentemente dal danno al patrimonio aziendale, che può essere, come in questo caso, assente o irrilevante.
In tema di licenziamento per giusta causa, infatti, ai fini della proporzionalità tra addebito e recesso, viene presa in considerazione non l’assenza o la speciale tenuità del danno patrimoniale, ma “ogni condotta che, per la sua gravità, possa scuotere la fiducia del datore di lavoro e far ritenere la continuazione del rapporto pregiudizievole agli scopi aziendali, essendo determinante, in tal senso, la potenziale influenza del comportamento del lavoratore, suscettibile, per le concrete modalità e il contesto di riferimento, di porre in dubbio la futura correttezza dell'adempimento, denotando scarsa inclinazione all'attuazione degli obblighi in conformità a diligenza, buona fede e correttezza”(Cass. civ. n. 2013/2012).

Scarica l'allegato
Ordinanza n. 22370.pdf


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