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FALSA MALATTIA PER ASSISTERE UN FAMILIARE: PUOI ESSERE LICENZIATO?

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FALSA MALATTIA PER ASSISTERE UN FAMILIARE: PUOI ESSERE LICENZIATO?
Una recente ordinanza del Tribunale di Prato apre nuovi scenari sulla falsa malattia del dipendente, se dichiarata per una reale necessità, come assistere un familiare malato.
Prima di analizzare la vicenda, va fatta un’importante premessa: la legge prevede una serie di congedi e di permessi per i lavoratori che hanno necessità di assistere un familiare malato, come i tre giorni mensili della Legge 104, il congedo straordinario ed il permesso per gravi motivi.
Ma cosa succede se il dipendente, avendo già usufruito di tali permessi, ha necessità di ulteriori giorni per assistere il parente in difficoltà?
Nel caso preso in esame, la dipendente aveva  presentato all’azienda un certificato medico a suo nome, per potersi assentare ed accudire la madre malata. Il motivo di questa richiesta è sicuramente importante e comprensibile, ma questi permessi vanno richiesti unicamente per le finalità previste dalla legge.
L’azienda ha così licenziato la dipendente, ritendendo illecito l’utilizzo del permesso richiesto. La lavoratrice aveva informato il responsabile dell’azienda dello stato di salute della madre, anticipando che si sarebbe dovuta assentare per accompagnarla ad effettuare delle visite mediche e per essere al suo fianco nel periodo di ricovero in ospedale.
L’azienda le ha dimostrato massima disponibilità e la volontà di venirle incontro accettando eventuali sue richieste di permessi o ferie. La donna, invece, quando si è assentata per accompagnare la madre ad effettuare i controlli previsti, ha giustificato la sua assenza in azienda presentando un falso certificato medico a suo nome, replicando lo stesso comportamento anche nella settimana successiva.
L’azienda ha contestato l’uso improprio del permesso, licenziando la donna. La dipendente ha però impugnato il provvedimento, sostenendo di essere realmente affetta da problemi di salute cronici, e di aver anche assistito la madre, nei giorni richiesti.
Sebbene nel processo fosse emerso che la dipendente avesse goduto dei permessi e del relativo trattamento economico indebitamente, come riportato anche nell’ordinanza, il Tribunale di Prato ha ritenuto illegittimo il licenziamento, condannando il datore all’indennizzo economico. Infatti, secondo la Corte, il provvedimento è da ritenersi sproporzionato, poiché la condotta della dipendente non aveva una gravità tale da pregiudicare irrimediabilmente il rapporto fiduciario tra la lavoratrice ed il datore di lavoro.
La sua assenza, infatti, giustificata dai problemi di salute cronici di cui la donna soffriva e dalla necessità di assistere la madre, non aveva arrecato né pregiudizio all’espletamento dell’attività lavorativa né significativi danni all’azienda.
La questione va quindi valutata secondo il principio della buona fede, e per quanto il comportamento della donna rientri comunque in un illecito, il licenziamento è un provvedimento che va adottato solo in casi estremi, ciò quando il vincolo fiduciario viene leso in maniera irrimediabile e quando il comportamento del dipendente causa dei danni all’azienda.
Ed è proprio nella tutela del rapporto fiduciario e nella prevenzione dei danni al patrimonio aziendale che rientrano i controlli difensivi messi in atto dalle agenzie investigative. Le indagini investigative hanno lo scopo di verificare l’affidabilità dei dipendenti, e lì dove vengano consumati degli illeciti, a produrre le prove necessarie a confermarli, utilizzabili in sede di giudizio. Sicuramente il caso della dipendente preso in esame è ben diverso dal caso, molto più frequente, del lavoratore che utilizza i giorni di malattia per andare in vacanza, per divertirsi o per svolgere una seconda attività lavorativa, magari per un’azienda concorrente.
La giurisprudenza ha valutato la situazione della dipendete in concreto, e non in astratto, ritenendo che non si potesse prescindere dalle ragioni che hanno portato la donna a tenere quel comportamento, e considerandolo quindi “scusabile”.
Per non correre rischi di questo tipo, è sempre bene utilizzare i permessi previsti dalla legge e comunicare con onestà all’azienda le proprie necessità, con il giusto anticipo.
 


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