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E SE LE VISITE FISCALI NON BASTANO?

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E SE LE VISITE FISCALI NON BASTANO?
Per malattia s’intende “uno stato patologico che comporta l’incapacità lavorativa e l’impossibilità temporanea di rendere la normale prestazione”.
Il lavoratore malato ha diritto alla ricezione di un’indennità o retribuzione per tutto il periodo della malattia. Affinché ciò accada:
- il dipendente deve tempestivamente, preferibilmente prima dell’inizio dell’orario lavorativo, avvisare il datore di lavoro in modo tale da non creare disagio o rallentamento all’attività.
- Successivamente si sottoporrà alla visita da parte del medico curante, che provvederà a inviare il certificato da lui firmato all’Inps.
- Da questo momento in poi il dipendente è obbligato a restare reperibile, presso l’indirizzo abituale o il domicilio, nelle fasce orarie in cui l’azienda può richiedere all’Inps i controlli fiscali.
Le fasce orarie relative al controllo fiscale prevedono per il settore pubblico la reperibilità dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18, mentre per il settore privato dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19, giorni festivi compresi.
L’Inps delega dei medici iscritti nelle sue liste, specializzati nelle visite fiscali, che una volta effettuata la visita medica rendono poi disponibile l’attestato di malattia, sia al datore di lavoro che al dipendente.
Non è possibile, per il datore di lavoro, richiedere una doppia visita nell’arco della stessa giornata, né tantomeno effettuare accertamenti con propri medici delegati.
E’ però possibile per il datore di lavoro assumere degli investigatori privati che monitorino il dipendente durante il periodo di malattia e che verifichino che il dipendente, qualora esca al di fuori del domicilio, non assuma atteggiamenti tali da compromettere la sua guarigione o tali da confermare la falsità del suo stato di salute.
Secondo numerosi autori (Colombo, Rausei, Ripa e Varesi) che si sono espressi sulla “l’espletamento di altre attività, lavorativa ed extra-lavorativa, da parte del lavoratore durante lo stato di malattia è idoneo a violare i doveri contrattuali di correttezza e buona fede nell’adempimento dell’obbligazione e a giustificare il recesso del datore di lavoro”.
Infatti secondo quanto sostiene la Corte di Cassazione (28 febbraio 2014, n. 4836) “il lavoratore assente per malattia non deve astenersi da qualsiasi attività ludica o di intrattenimento, a patto che questa sia compatibile con lo stato di malattia oltre che con l’obbligo di correttezza e buona fede del lavoratore, cioè il dipendente deve adottare ogni cautela idonea a favorire la sua guarigione”.
Durante il periodo di malattia il datore di lavoro non può licenziare il dipendente prima dello scadere del periodo di comporto salvo situazioni di giusta causa, come ad esempio:
- una grave lesione del vincolo fiduciario tra datore di lavoro e dipendente, basti pensare all’irreperibilità alla visita medica di controllo presso il domicilio (in questo caso la normativa in merito prevede, riguardo al trattamento economico delle giornate di malattia, la sottrazione di dieci giorni di calendario dall’inizio dell’evento per mancata risposta ad una visita, il 50% in meno di giorni di malattia per mancata risposta anche alla seconda e il 100% di indennità detratta per mancata risposta alla terza).
- Lo svolgimento di altra attività lavorativa che vada a minare obblighi contrattuali e doveri di correttezza e buona fede.
Dato che il controllo da parte dell’Inps risulta effettuabile una sola volta durante l’arco di una giornata, per  ottenere monitoraggi costanti che possono protrarsi oltre le fasce orarie di reperibilità è preferibile lasciare tale compito all’investigatore privato.
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