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È legittimo il licenziamento se il lavoratore in malattia svolge un’attività che compromette la guarigione.

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È legittimo il licenziamento se il lavoratore in malattia svolge un’attività che compromette la guarigione. La Corte di Cassazione ha depositato in data 2 Settembre 2020 l’ordinanza n. 18245 nella quale viene confermato legittimo il licenziamento per quel lavoratore che, in malattia, svolga attività che possano compromettere o ritardare la guarigione.
 
Nello specifico, i giudici si sono pronunciati sul caso di un dipendente assente per malattia a causa di una dermatite acuta alle mani, che gli impediva di svolgere le sue mansioni. Ma negli stessi giorni il datore di lavoro ha potuto accertare (probabilmente mediante agenzia investigativa) che l’uomo lavorava nel bar pasticceria della moglie, occupandosi, tra le altre cose, del lavaggio delle stoviglie e della preparazione del caffè. Attività non idonee a favorire la guarigione in tempi brevi, poiché espongono le mani a fonti di calore, ad acqua, detersivi etc.
 
Il dipendente è stato quindi licenziato dall’azienda per giusta causa, ai sensi dell’art. 2119 c.c..
 
I giudici hanno anche rigettato il ricorso del lavoratore, che riteneva il provvedimento illegittimo, chiedendo di essere reintegrato al lavoro e di essere risarcito del danno subito.
Ma i giudici hanno invece ritenuto legittimo il licenziamento perché l’uomo, con la sua condotta, aveva violato gli obblighi derivanti dal suo contratto di lavoro, nello specifico l’obbligo di fedeltà e diligenza, agendo in maniera scorretta e certamente non in buona fede.
 
Ad ulteriore conferma anche l’esito dell’accertamento peritale, da cui si evinceva senza dubbio che il dipendente aveva messo a rischio la sua guarigione, ritardandola e compromettendola.
 
La Suprema Corte, confermando tale decisione, ha altresì ribadito che tale comportamento presume l’inesistenza della malattia, integrando gli estremi della simulazione fraudolenta. (cfr. Cass. n. 26496/2018, Cass. n. 10416/2017, Cass. n. 7641/2019).
 
La Corte di Cassazione ha evidenziato anche che durante la malattia il dipendente può svolgere altra attività lavorativa o extralavorativa, non sussistendo alcun divieto in merito, ma il dipendente è tenuto a provare che l’attività svolta in quei giorni sia compatibile con la patologia denunciata, adottando ogni cautela necessaria a preservare la propria salute.
 
È invece onere del datore di lavoro dimostrare l’incidenza della diversa attività lavorativa o extralavorativa sulla guarigione del dipendente, e può dimostrarlo rivolgendosi ad una agenzia investigativa, per ottenere la documentazione necessaria ai fini di un provvedimento disciplinare.
 
Mediante l’attività investigativa sarà possibile verificare la condotta del lavoratore assente per malattia e raccogliere eventuale prove utili ai fini del provvedimento disciplinare.
 
Fonte eutekne.info
 


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