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È ALLARME ADESCAMENTO MINORI ONLINE: 70% DI CASI IN PIÙ RISPETTO AL 2020

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È ALLARME ADESCAMENTO MINORI ONLINE: 70% DI CASI IN PIÙ RISPETTO AL 2020

Il 2021 si è contraddistinto per un tristissimo primato: l’incredibile aumento dei casi di adescamento online e sfruttamento sessuale di minori. Il Centro Nazionale per il Contrasto della Pedopornografia online (C.N.C.P.O.) ha avviato più di 5.500 indagini, con un incremento, rispetto al 2020, del 70%.

Più di 1.400 le perquisizioni effettuate (+87% rispetto al 2020), 137 gli arresti (+98% circa rispetto al 2020) e 1400 le denunce (+17%). Se consideriamo i dati prima della pandemia, ossia il 2019 come ultimo anno utile, l’incremento dei casi trattati è del 295%. E parliamo solo di quelli scoperti e denunciati.

Sono stati, inoltre, analizzati più di 29.000 siti internet, il 10% dei quali sono stati oscurati perché contenenti materiale potenzialmente pedopornografico, attraverso l’inserimento nella blacklist istituita ai sensi della L. 38/2006.

La situazione attuale, come abbiamo appena visto, non aiuta, perché quasi tutti i minori, non potendo uscire con la stessa serenità di prima o costretti a casa da isolamento e quarantena, trascorrono la maggior parte del loro tempo sui loro dispositivi, come smartphone, computer e tablet, navigando liberamente e sfuggendo al controllo dei genitori. Altrettanti malintenzionati approfittano di questa massiccia presenza di ragazzini online per mettere in atto i loro orribili piani.

Come già segnalato in alcuni dei nostri precedenti articoli (ad esempio quello sulla diffusione dei dati sensibili online da parte dei minori, consultabile cliccando qui), molti genitori preoccupati si rivolgono alle agenzie investigative autorizzate per delle indagini relative al controllo attività minori online, che consistono nella ricerca, raccolta ed analisi di dati e di notizie tratte da fonti aperte sulle attività condotte dal minore, come le informazioni ricavate dai social network e da tutti gli altri profili del minore presenti online.

Tutte le informazioni raccolte all’interno della rete, data la natura mutevole di questa, vengono cristallizzate nel tempo tramite software specifici che permettono di conservare l’informazione anche qualora venisse cancellata.

Gli elementi raccolti dalle indagini degli investigatori privati esperti possono essere utilizzati per la tutela dei propri diritti in sede di giudizio e/o per sporgere denuncia contro i responsabili di condotte illecite.

Uno degli esempi più incredibili della pericolosità della rete riguarda una recente indagine svolta proprio dal C.N.C.P.O. nell’ambito del darknet, che ha condotto all’arresto di un cinquantenne che produceva materiale pedopornografico. L’uomo aveva adescato due bambini di 6 e 8 anni ed era riuscito ad ottenere anche la fiducia dei loro genitori, che consentivano ai bambini di trascorrere con l’uomo anche diversi giorni.

Ma anche gli stessi minori possono essere dei carnefici, non solo delle vittime, ed è anche su di loro che i genitori hanno il dovere di effettuare le opportune indagini tramite investigatori privati, intervenendo prima che sia troppo tardi. Ad esempio nel settembre del 2021 a Salerno si è registrato un caso di revenge porn che ha coinvolto due ragazzi di 17 anni autori di uno scambio di fotografie e video a sfondo sessuale della ex fidanzatina di uno dei due. Il materiale era stato diffuso sul web e sui canali di messaggistica più conosciuti, come Telegram e WhatsApp, raggiungendo centinaia di persone.


Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?

  • attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
  • attività di pedinamento e di monitoraggio del minore, per verificare la sua condotta e le sue frequentazioni fuori dalle mura domestiche;
  • attività di Computer Forensics, per l'estrazione e la conservazione dei dati digitali.



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