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Due strade per il divorzio-sprint: dall'avvocato o all'anagrafe

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Due strade per il divorzio-sprint: dall'avvocato o all'anagrafe
Divorziare senza andare dal giudice ma semplicemente firmando un accordo nello studio di un avvocato. O anche all'anagrafe. Sono le due possibilità aperte dal decreto legge di riforma della giustizia civile (Dl 132/2014), approvato dal Governo Renzi per semplificare e sveltire il processo della famiglia in crisi e liberare le aule di tribunale.
Ma, se dirsi addio con l'aiuto di un legale è già possibile da sabato 13 settembre, per il divorzio "fai-da-te" in Comune bisognerà aspettare che la novità sia confermata dal Parlamento.

Doppia condizione 
Le nuove strade possono essere percorse per separarsi, divorziare o anche modificare le condizioni di separazione e di divorzio già fissate dal giudice. Ma non tutte le coppie potranno farlo senza passare in tribunale. Innanzitutto, è necessario che marito e moglie vogliano trovare una soluzione consensuale alla crisi di coppia. Sono quindi escluse le coppie che non sono d'accordo sulla scelta di dividersi, o sulle condizioni personali e patrimoniali che regoleranno i loro rapporti: in questi casi continua a essere necessario seguire la procedura di separazione o divorzio giudiziale, in tribunale. Inoltre, il Dl 132/2014 precisa che marito e moglie devono continuare a rivolgersi al giudice se hanno figli minorenni o figli maggiorenni incapaci o portatori di handicap grave o anche solo non autosufficienti economicamente.

La separazione dall'avvocato 
Le coppie possono separarsi utilizzando la «negoziazione assistita da un avvocato». In pratica i coniugi, invece di depositare (personalmente o tramite legale) gli atti per la separazione consensuale in tribunale e comparire, poi, all'udienza presidenziale, devono solo prendere appuntamento con i loro avvocati (ma basta anche un solo professionista che assista entrambi). Il legale deve redigere, in forma scritta a pena di nullità, la convenzione di negoziaziazione assistita, vale a dire un accordo con cui le parti convengono di cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia. La convenzione deve precisare il termine concordato dalle parti per svolgere la negoziazione, che deve essere almeno di un mese, e l'oggetto della lite (separazione o divorzio o modifica delle condizioni già stabilite).
L'avvocato deve certificare le firme di marito e moglie apposte alla convenzione sotto la sua responsabilità professionale. L'accordo che viene raggiunto a seguito della convenzione di negoziazione assistita ha gli stessi effetti che avrebbero i provvedimenti del giudice. Il legale ha anche la responsabilità di fare annotare l'accordo raggiunto negli atti dello stato civile.L'atto, firmato da marito e moglie e con la sottoscrizione dell'avvocato, valida sia per la certificazione delle firme sia come attestato di non contrarietà dell'accordo «alle norme imperative o di ordine pubblico», deve essere «trasmesso entro il termine di dieci giorni all'ufficiale di stato civile del Comune nel quale il matrimonio fu iscritto o trascritto» per l'aggiornamento dei registri.
A garanzia della tempestività di trasmissione e della certezza delle attestazioni dei registri dello stato civile è stata prevista, in capo all'avvocato che viola il termine di dieci giorni una sanzione amministrativa pecuniaria da 5mila e 50mila euro. Il procedimento di controllo del rispetto dei tempi compete al Comune che deve annotare l'atto di negoziazione. Sempre a tutela dei coniugi che optino per la negoziazione assistita concordando patti di trasferimento patrimoniale, il dl 132 prevede come vero e proprio illecito deontologico l'eventuale impugnativa proposta da un avvocato a un "accordo" alla redazione del quale abbia partecipato.

L'alternativa dell'anagrafe 
Il Dl 132 introduce anche la possibilità di separarsi e divorziare rivolgendosi all'ufficiale dello stato civile del Comune di residenza di uno dei due coniugi o del Comune presso cui è iscritto o trascritto l'atto di matrimonio. In pratica, l'ufficiale dello stato civile riceve da marito e moglie la dichiarazione che si vogliono dividere (o modificare le condizioni di separazione o di divorzio); poi si procede a compilare l'accordo e a sottoscriverlo. Si tratta quindi di una strada superveloce per dirsi addio. Attenzione però: l'accordo non può contenere patti di trasferimento patrimoniale e, quindi, questa possibilità è esclusa, oltre che se ci sono figli, anche se occorre decidere un dare-avere economico tra marito e moglie. Inoltre,il divorzio all'anagrafe non è ancora operativo, ma lo sarà solo dal trentesimo giorno successivo all'entrata in vigore della legge di conversione del Dl 132: occorrerà quindi aspettare che il Parlamento confermi questa novità.

Resta l'attesa di tre anni 
Il Dl 132 non modifica l'attesa di tre anni prevista dalla legge 898 del 1970 tra la separazione e il divorzio. Semplicemente, le coppie che si separeranno con la negoziazione assistita dovranno attendere tre anni dalla redazione certificata dell'accordo di separazione davanti all'avvocato, anziché dall'udienza di fronte al giudice. Questo almeno finché non sarà approvato il disegno di legge sul "divorzio breve", all'esame della commissione Giustizia del Senato, che prevede di ridurre l'attesa a 12 mesi per le separazioni giudiziali e a sei mesi per quelle consensuali, a prescindere dall'esistenza di figli.


Il fac-simile dell'accordo per separarsi dall'avvocato

Dal 13 settembre gli avvocati possono stilare gli accordi di separazione e divorzio e trasmetterli direttamente all'ufficiale dello stato civile.
 
Clicca per scaricare un fac-simile di accordo di separazione personale »


Il divorzio sprint fa risparmiare 230 giorni

Centotré giorni per separarsi e 133 per divorziare. È questa la durata media delle procedure consensuali nei tribunali italiani. Si tratta di tempi che oggi possono essere decisamente ridotti per chi sceglie di chiudere il matrimonio nello studio di un avvocato.
La negoziazione assistita, introdotta dal decreto legge di riforma della giustizia civile (Dl 132/2014), permette infatti di separarsi o divorziare consensualmente senza passare dal tribunale, ma semplicemente stipulando un accordo sottoscritto da un avvocato. Una pratica che può essere conclusa nel giro di una settimana.

Rivolgersi al giudice ha invece tempi decisamente più lunghi, anche nei distretti dove le procedure sono più rapide: come a Trento, dove una separazione richiede in media 35 giorni. Ma il calendario si dilata quasi di dieci volte a Salerno, dove per divorziare servono 307 giorni in media, o a Reggio Calabria, dove per una separazione consensuale occorre aspettare 262 giorni.


Avvocati in campo per 50mila separazioni

Sono 50mila all'anno le separazioni e i divorzi che potrebbero essere definiti direttamente dagli avvocati. Si tratta delle procedure consensuali nelle quali non sono coinvolti figli minori o maggiorenni con handicap gravi o comunque non autosufficienti economicamente. Da sabato 13 settembre, le coppie in crisi che si trovano in queste condizioni possono infatti decidere di chiudere il matrimonio senza passare dal tribunale, ma, semplicemente, accordandosi di fronte a un avvocato.

La degiurisdizionalizzazione 
A prevedere il divorzio sprint dall'avvocato è il decreto legge 132 del 2014, il primo tassello della riforma della giustizia voluta dal governo Renzi, che punta sulle misure di "degiurisdizionalizzazione" per decongestionare i tribunali. L'obiettivo è ridurre l'arretrato civile, che ha raggiunto numeri monstre: secondo il ministero della Giustizia, le cause in corso al 31 dicembre 2013 (gli ultimi dati disponibili) erano poco più di 5 milioni, di cui la maggior parte – 3,1 milioni – in tribunale, e poi 1,3 milioni di fronte ai giudici di pace, quasi 400mila in Corte d'appello, 96.500 presso i tribunali dei minori e altrettante in Cassazione.
 
 
Il Dl, in particolare, coinvolge direttamente gli avvocati, affidando loro il compito di risolvere alcuni conflitti, senza passare dal giudice. Le misure messe in campo sono sostanzialmente due. In primo luogo, viene introdotta la possibilità per le parti dei processi in corso di "trasferire" la lite di fronte a un collegio di arbitri, scelti tra gli avvocati dell'ordine locale. Per le cause che ancora devono iniziare, invece, è prevista la negoziazione assistita dagli avvocati: in pratica, le parti hanno la possibilità di rivolgersi ai legali per comporre in via stragiudiziale la lite; e l'accordo raggiunto costituisce titolo esecutivo. Il Dl dispone anche che per alcune controversie la negoziazione assistita diventi condizione di procedibilità in giudizio, ma l'efficacia di questa norma è rinviata a 90 giorni dopo l'entrata in vigore della legge di conversione.

Per le coppie in crisi 
La negoziazione assistita entra anche nel diritto di famiglia. Infatti marito e moglie la possono utilizzare per separarsi, divorziare o modificare le condizioni di separazione o divorzio già fissate dal giudice. Attenzione però: questa soluzione si può scegliere solo se la rottura è consensuale e se non ci sono figli minori o maggiorenni incapaci, con handicap gravi o economicamente autosufficienti. Quindi, a scegliere la negoziazione assistita potranno essere circa 50mila coppie, un terzo di quelle che si presentano in tribunale per separarsi o divorziare consensualmente.

Si tratta di una stima elaborata a partire dai dati del ministero della Giustizia dei procedimenti di separazione e divorzio iniziati nel 2012 e considerando i casi in cui sono presenti figli minori o, comunque, non autosufficienti, monitorati dall'Istat. In particolare, la strada di chiudere il matrimonio dall'avvocato resta sbarrata per le coppie che non trovano un accordo e che, quindi, devono separarsi o divorziare giudizialmente (51mila nel 2012) e a quelle con figli non autosufficienti (altre 50mila).

Certo, le 50mila procedure di separazione e divorzio consensuali che potrebbero passare alla negoziazione assistita si fermano a un centesimo del totale dell'arretrato pendente. Ma l'impatto di questa misura sui tribunali dovrà essere valutato insieme con quello degli altri interventi di degiurisdizionalizzazione.



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