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COVID-19: CHI RIFIUTA DI VACCINARSI PUÒ ESSERE LICENZIATO?

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COVID-19: CHI RIFIUTA DI VACCINARSI PUÒ ESSERE LICENZIATO? L’art. 32 della Costituzione cita testualmente: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.
Si discute molto, in questi giorni, in merito all’obbligo vaccinale contro il Covid-19, al quale si fa riferimento nel Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro (TUSL).
Secondo la normativa, il datore di lavoro ha l’obbligo di assicurare la tutela della salute dei dipendenti, anche mettendo a disposizione “vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico”, come il vaccino contro il Covid-19.
Il D.lgs. 9 Aprile 2008, n. 81 prevede che il dipendente che mette a rischio la salute aziendale e collettiva, non vaccinandosi, può essere “allontanato temporaneamente dal luogo di lavoro” e ove possibile occupato in altre mansioni. In caso contrario l’alternativa potrebbe essere il licenziamento.
Secondo l’ex magistrato Raffaele Guariniello ed il giurista Pietro Ichino, esperti in diritto del lavoro, il licenziamento potrebbe riguardare anche i lavorati dipendenti con contratto a tempo indeterminato.
L’obbligatorietà del vaccino si evince, secondo Guariniello, dall’art. 279 del Testo Unico della Sicurezza sul Lavoro: “La messa a disposizione di vaccini efficaci per quei lavoratori che non sono già immuni all’agente biologico presente nella lavorazione, da somministrare a cura del medico competente.” Ed il Covid-19 è uno degli agenti biologici citati nell’articolo.
Dello stesso parere Ichino. In caso di rifiuto a fare il vaccino, il dipendente crea un “impedimento oggettivo alla prosecuzione del rapporto di lavoro”, e quindi, se non può essere occupato in altra mansione equivalente o inferiore alla mansione di provenienza, può essere licenziato.
In ogni caso, anche se il vaccino non dovesse essere obbligatorio, non essere vaccinati potrebbe rappresentare un deterrente per le nuove assunzioni.
Rifiutare la vaccinazione potrebbe essere motivo di licenziamento per giusta causa? Al momento lo stato di emergenza non consente i licenziamenti, ed il lavoratore fragile ha il diritto di lavorare in smart working, ma in futuro il problema potrebbe presentarsi.
Il rifiuto potrebbe rientrare quindi tra le motivazioni del licenziamento, molte delle quali possono essere dimostrate, dal datore di lavoro, grazie alle indagini effettuate per mezzo di una agenzia investigativa autorizzata, come:
•    furto di beni aziendali;
•    lavorare per dei competitor durante i permessi per malattia;  
•    falsa malattia;
•    utilizzo indebito dei permessi Legge 104;
•    ritardi e falsificazione entrata ed uscita dal posto di lavoro;
•    concorrenza sleale;
•    diffamazione nei confronti dell’azienda, anche sui social;
•    reato commesso nella vita priva e che può pregiudicare l’immagine aziendale.

Sono degli esempi di ciò che il datore di lavoro può dimostrare, attraverso il dossier investigativo, utile anche per evitare contenziosi legali e risolvere la situazione con il dipendente, con un risparmio non solo economico ma soprattutto di tempo.


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