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COSA SUCCEDE AL CONIUGE CHE VA A VIVERE CON L’AMANTE?

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COSA SUCCEDE AL CONIUGE CHE VA A VIVERE CON L’AMANTE?
Il matrimonio dovrebbe rappresentare un vincolo che rende la coppia più stabile, ma nella realtà non è affatto così. In questo ultimo periodo sempre più matrimoni terminano a causa dell’infedeltà di uno o di entrambi i coniugi.
L’aumento dei tradimenti e delle conseguenti separazioni è del 60% in più rispetto al 2019, secondo una stima dell’Associazione nazionale divorzisti italiani.
Molti si rivolgono alle agenzie investigative per raccogliere prove valide in sede di giudizio dei tradimenti del partner, per far sì che gli venga addebitata la separazione.

Ma cosa accade se il coniuge va a vivere con l’amante, abbandonando il tetto coniugale?
Grazie alle prove raccolte dagli investigatori privati è quasi inevitabile che la separazione venga addebitata al coniuge che è andato via, se il caso arriva in Tribunale.
Se poi l’abbandono è stato improvviso, o dopo che la relazione è stata scoperta, allora vi è anche un’aggravante, e non conta l’ammissione di colpa, come nel caso preso in esame dalla Corte di Cassazione nell’Ordinanza n. 11792 del 05/05/2021, che conferma che l’abbandono del coniuge “dall’oggi al domani” può costituire “un’evidente ragione di addebito della separazione” perché “integra per legge la violazione dell’obbligo di coabitazione”, come da art. 151 c.c..
La coabitazione non prevede necessariamente la stessa residenza per i due coniugi, ma la determinazione di un comune ed abituale tetto coniugale, destinato allo svolgimento della loro quotidianità e di quella della famiglia che hanno creato.
Abbandonare il tetto coniugale per un’altra persona, ma anche per andare a vivere da soli, o per tornare a casa dei propri genitori, è una violazione dei doveri coniugali, che può essere sufficiente per l’addebito della separazione. Ma non scatta in automatico. Infatti bisogna valutare i motivi che hanno portato il coniuge ad allontanarsi.
Se infatti il coniuge che è andato via dovesse dimostrare, in fase di giudizio, che il suo allontanamento è dipeso dal comportamento dell’altro coniuge, “per una situazione di già conclamata e irreversibile crisi del rapporto coniugale” (come da ordinanza succitata) allora l’abbandono è legittimo.
Se la prosecuzione della convivenza con l’altro è intollerabile, il coniuge è praticamente costretto a chiudere il matrimonio e ad andare via, quindi non gli si può addebitare la separazione.
Altra circostanza che rende lecito l’abbandono è l’aver preceduto l’allontanamento da una domanda legale di separazione, di divorzio o di annullamento del matrimonio.
In un nostro recente articolo, consultabile qui, abbiamo approfondito le motivazioni che possono evitare l’addebito, e che possono essere confutate, anche in questi casi, dall’intervento degli investigatori privati autorizzati.


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