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COSA ACCADE AL DIPENDENTE CHE CHIEDE ALL’AZIENDA RIMBORSI PER VIAGGI NON AUTORIZZATI?

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COSA ACCADE AL DIPENDENTE CHE CHIEDE ALL’AZIENDA RIMBORSI PER VIAGGI NON AUTORIZZATI?
I viaggi all’estero non autorizzati, oltretutto in compagnia di una persona estranea all’azienda, ed i relativi rimborsi spese illegittimi sono stati motivo di licenziamento “in tronco” per  un dirigente aziendale.
Comportamento che gli ha inoltre impedito di ottenere quanto da lui richiesto in giudizio con ricorso, ossia l’ammissione al passivo di vari crediti di lavoro, per oltre 610.000 euro, nei confronti dell’azienda oramai in amministrazione straordinaria.
Questo quanto deciso dalla Cassazione Civile, Sezione Lavoro, nell’Ordinanza n. 31333 del 3 novembre 2021 (in allegato).

Il dirigente ha lamentato che il licenziamento fosse illegittimo, e che, considerata l’entità economica del rimborso richiesto, a fronte della sua ben più elevata retribuzione, esso non potesse ritenersi “grave”.
Ma secondo la Cassazione, invece, il licenziamento è proporzionato e del tutto legittimo, considerata l’irrimediabile lesione del vincolo fiduciario insito nel rapporto di lavoro subordinato - in quello dirigenziale in particolare – che prescinde dal danno economico, ed anche per il fatto determinante che si trattava di viaggi all’estero non autorizzati, in compagnia di persona esterna all’azienda.

Ciò ha di fatto concretizzato la giusta causa di recesso.

Il fatto che la lesione del vincolo fiduciario sia più grave quando a causarla è un dirigente è per via dell’elevato grado di “autonomia e discrezionalità delle decisioni e dall'assenza di dipendenza gerarchica, nonché dall'ampiezza delle funzioni, tali da influire sulla conduzione dell'azienda”, come più volte ritenuto dalla giurisprudenza in materia, ed il “il maggior onere di correttezza e buonafede connesso al ruolo”.

Avevamo parlato di un caso simile in un nostro recente articolo, consultabile cliccando qui, che riguardava proprio un manager licenziato per aver utilizzato impropriamente i mezzi aziendali.

È chiaro che, in generale, in circostanze di questo tipo, l’onere della prova è a carico dell’azienda che dispone il licenziamento.
Per ottenere tali prove il datore di lavoro può rivolgersi alle agenzie investigative autorizzate, che possono effettuare delle indagini di monitoraggio e di pedinamento del dipendente, affiancate a delle attività di Web Intelligence (OSINT e SOCMINT), raccogliendo nel dossier investigativo tutti gli elementi, compresi foto e video, che dimostrano l’illecito.

Soprattutto in circostanze complesse, come nel caso preso in esame, in cui il dirigente aveva effettuato dei viaggi all’estero senza essere autorizzato e con una terza persona estranea all’organico aziendale, è importante che siano degli investigatori privati professionisti a raccogliere le prove, in maniera discreta e nel massimo rispetto delle normative in materia di privacy.

Gli investigatori privati che hanno lavorato sul caso possono essere anche chiamati a deporre in Tribunale, in quanto testimoni oculari dei fatti.

Va considerato anche il vantaggio, in alcuni casi, di poter evitare un contenzioso, una volta che il datore di lavoro ha ottenuto le prove dell’illecito dall’agenzia investigativa, trovando un accordo stragiudiziale con il dipendente infedele, evitando così le lungaggini che questo iter solitamente comporta.

Scarica l'allegato
Ordinanza n. 31333.pdf


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