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COMPORTAMENTI TRASGRESSIVI DEL LAVORATORE: PUÒ ESSERE LICENZIATO?

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COMPORTAMENTI TRASGRESSIVI DEL LAVORATORE: PUÒ ESSERE LICENZIATO?

All’inizio del 900 il cd. Licenziamento in tronco per comportamenti “trasgressivi” era molto diffuso.

I comportamenti ritenuti tali erano, ad esempio, avere relazioni amorose poco ortodosse con i colleghi, avere atteggiamenti poco rispettosi nei confronti del datore di lavoro, l’eccessivo indebitamento, o, ancora, la detenzione di sostanze stupefacenti per uso personale.

Ad oggi invece, la giurisprudenza è cambiata ed ha assunto un atteggiamento più tollerante.

Ad esempio, nel 2015 ci fu una sentenza che riguardava il licenziamento di un dipendente di un’azienda, che aveva partecipato a una manifestazione politica durante il fine settimana con indosso una maglietta con il marchio dell’azienda.

Il datore di lavoro sosteneva che il lavoratore, in quel contesto, avrebbe potuto rovinare l’immagine e la reputazione dell’azienda. Il dipendente contestò il licenziamento, il quale fu dichiarato illegittimo dalla Corte di Cassazione. Quest’ultima sosteneva che la sua partecipazione alla manifestazione politica non aveva causato danni concreti all’azienda e il fatto di mettere la maglietta dell’azienda non rappresentava un’azione diretta del dipendente per identificarsi con l’azienda in quel contesto.

Tuttavia, un caso opposto riguarda il licenziamento di un dipendente che aveva creato un gioco su Facebook, il quale permetteva di sparare ai rappresentanti della propria azienda. Secondo la corte d’appello di Milano, il gioco costituiva un attacco alla dignità dell’azienda e dei suoi rappresentati.

Nel 2021 ci fu una sentenza in merito al licenziamento di dipendenti per comportamenti trasgressivi nelle ore extralavorative. La Corte di Cassazione confermò il licenziamento legittimo nei confronti di un dipendente che, fuori dall’orario lavorativo, aveva postato su Facebook commenti offensivi nei confronti dei colleghi e della direzione aziendale.

Innanzitutto, è importante che in un’azienda vi siano delle policy e un’organizzazione chiara sui confini che si applicano all'interno della cultura aziendale e su come vengono gestiti i casi in cui questi confini vengono superati.

Questo non solo garantisce che i dipendenti abbiano meno probabilità di oltrepassare questi confini, ma i dipendenti che sono vittima di comportamenti trasgressivi sanno che il loro datore di lavoro li proteggerà e li farà sentire più sicuri.

Tali protocolli dovrebbero quindi rendere evidente quale comportamento ci si aspetta dai dipendenti e quale comportamento rientra nel comportamento trasgressivo.

Naturalmente, è essenziale che i dipendenti conoscano l'esistenza di questo protocollo e che il datore di lavoro agisca di conseguenza.

Superati i limiti, il lavoratore rischia il licenziamento per giusta causa, per la lesione del vincolo fiduciario con il datore di lavoro, e potrebbe rispondere anche del reato di diffamazione.

Al di là dei protocolli, infatti, come abbiamo visto, numerose sentenze confermano la legittimità del licenziamento per giusta causa quando il dipendente privato o pubblico, attraverso il web, critichi e disprezzi l’azienda per la quale lavora, le figure dirigenziali che la rappresentano ed anche i propri colleghi.

Sempre più aziende, negli ultimi anni, chiedono agli investigatori privati di individuare gli illeciti digitali consumati dai propri dipendenti. Attraverso delle indagini di Web Intelligence OSINT/SOCMINT è possibile monitorare reti e canali social per identificare i contenuti incriminati. Tutte le informazioni raccolte dagli investigatori privati all’interno della rete vengono cristallizzate nel tempo tramite software specifici che ne permettono la conservazione anche qualora venissero cancellate.

A questo tipo di indagini è importante affiancare sempre delle attività di monitoraggio e pedinamento del dipendente, perché la sua condotta potrebbe avere ripercussioni anche sul contesto fisico nel quale opera, con lo scopo di danneggiare l’azienda, ad esempio commettendo atti di furto dati, concorrenza sleale, storno della clientela o abuso dei mezzi e dei sistemi informatici.

Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?

  • attività di monitoraggio e pedinamento del dipendente, per verificare il suo rispetto delle policy aziendali;
  • Policy compliance;
  • attività di Web Intelligence, come le indagini OSINT e SOCMINT.


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