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COME SI PROVA L’ACCETTAZIONE TACITA DELL’EREDE DEBITORE

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COME SI PROVA L’ACCETTAZIONE TACITA DELL’EREDE DEBITORE
Il nostro ordinamento prevede due modi di accettazione dell’eredità: espressa o tacita.

Sull’accettazione espressa non ci sono dubbi. Come previsto dall’articolo 475 del codice civile “l’accettazione è espressa quando in un atto pubblico o in una scrittura privata, il chiamato all’eredità ha dichiarato di accettarla oppure ha assunto il titolo di erede”.

I problemi sorgono quando non vi è stata accettazione espressa da parte del chiamato all’eredità e questo ponga in essere un comportamento lesivo degli interessi del creditore personale.

Infatti, la dottrina maggioritaria esclude che il creditore possa procedere, mediante un’azione surrogatoria, con l’accettazione dell’eredità così sostituendosi al chiamato all’eredità, in quanto ciò comporterebbe la perdita, per quest’ultimo, del diritto di rinunciare ed inoltre non è tra le azioni che possono essere esercitate dal creditore ai sensi dell’articolo 2900 del codice civile.
Secondo l’articolo 476 del codice civile “L’accettazione è tacita quando il chiamato all’eredità compie un atto che presuppone necessariamente la sua volontà di accettare e che non avrebbe il diritto di fare se non nella qualità di erede”.

Quali sono quindi gli atti che compiuti dal chiamato all’eredità possono comportare accettazione tacita?
Secondo la Giurisprudenza sono tutti quegli atti gestori e dispositivi comunque ritenuti incompatibili con la volontà di rinunziare e nello specifico[1]:
L’accettazione tacita può risultare:

1)   da una dichiarazione:
a)      vendita;
b)      promessa di vendita;
c)      donazione o proposta contrattuale in ordine ad un bene ereditario;
d)      l’accettazione di somme di pertinenza dell’asse ereditario;
e)      la concessione di ipoteca su beni ereditari;

2)   da un comportamento:
a)   pagamento, anche in proprio favore, di un debito ereditario con denaro prelevato dall’asse;
b)  il conferimento di un mandato a compiere tutti gli atti relativi all’amministrazione dei beni ereditari;
c)   da istanza per la voltura catastale dei beni immobili del defunto;
d)  la riscossione di un assegno rilasciato al de cuius in pagamento di un suo credito;
e)   l’istanza, avanzata dal chiamato, di voltura di una concessione edilizia già richiesta dal de cuius;
f)    Gestione di affari; infatti per la S.C. l’accettazione tacita di eredita può avvenire anche per mezzo di negotiorum gestio concernente i relativi beni, ove intervenga la ratifica del chiamato a norma dell’art. 2032 c.c., in quanto tutte le ragioni che si oppongono alla configurabilità di un’accettazione tacita di eredità per effetto della gestione di affari compiuta nell’interesse del chiamato e relativa ad atti di amministrazione tra cui, in particolare, la necessità che essa sia desumibile da un comportamento del successibile, che potrebbe rifiutare l’eredità oltre che per ragioni economiche anche per motivi di ordine morale sono superate dalla successiva ratifica del medesimo, cosicché gli effetti del negozio posto in essere dal gestore si esplicano nella sfera del dominus con efficacia retroattiva.

3)   dall’inizio di un’azione giudiziaria:
  1. l’azione di riduzione;
  2. la domanda per la pronuncia d’indegnità;
  3. azione di petizione;
  4. simulazione;
  5. impugnativa di disposizioni testamentarie;
  6. divisione ereditaria;
  7. l’esercizio di un’azione di risoluzione di un contratto stipulato dal de cuius
  8. la mancata opposizione a decreto ingiuntivo determina l’accettazione tacita dell’eredità;
  9. l’accettazione tacita dell’eredità il ricorso alla commissione tributaria contro l’avviso di accertamento del maggior valore notificato dall’amministrazione finanziaria e la successiva stipulazione di un concordato per la definizione della controversia perché questi atti, indipendentemente dalla specifiche intenzioni del chiamato alla eredità, non sono meramente conservativi ma tendono alla definitiva soluzione della questione fiscale;
  10. l’esperimento da parte del chiamato dell’azione di regolamento di confini è atto idoneo per l’accettazione tacita dell’eredità, perché, a differenza della denunzia di successione e del pagamento della relativa imposta, eccede la mera gestione conservativa dei beni dell’asse ereditario.
 [1] Estratto del manuale “Acquisto dell’eredità accettazione-espressa o tacita- accettazione con beneficio d’inventario” Studio legale D’Isa.
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Gli atti sopra elencati sono idonei a dimostrare la qualità di erede del creditore tuttavia vanno provati e prodotti in giudizio cosicché si possa procedere alla trascrizione dell’accettazione tacita.
Per reperire le necessarie informazioni sarà necessario affidare ad un’agenzia investigativa un’indagine finalizzata all’acquisizione di elementi probatori, quali comportamenti e dichiarazioni, utili alla certificazione della qualità di erede.
 
 


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