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CIUKINISMO: UNA NUOVA FORMA DI CYBERBULLISMO?

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CIUKINISMO: UNA NUOVA FORMA DI CYBERBULLISMO?
La Procura dei Minori di Lecce è in questi giorni al lavoro su un’inchiesta che vede coinvolti ragazzi molto giovani, per la maggior parte minorenni. Si tratta di un fenomeno di cyberbullismo, che i media hanno denominato Ciukinismo, anche se è un termine che, attualmente, non identifica alcun reato.
Il termine Ciukinismo deriva infatti dal nickname (Ciukino) del fondatore di un gruppo Telegram nel quale venivano scambiate foto di ragazze giovanissime ed i loro dati sensibili, a loro insaputa, oltre ad insulti e minacce.
Il Ciukinismo, quindi, altro non è che un fenomeno di Cyberbullismo, al quale si è dato il nome del personaggio che lo ha fondato, e questo, così come sottolineato anche in un’intervista su ilGiornale.it, dal Dott. De Gregorio  – counselor, responsabile di progetti scolastici contro il bullismo ed il cyberbullismo e riabilitatore nei casi di dipendenza – potrebbe anche essere deleterio, perché si può andare a nutrire l’ego di chi c’è dietro a quel nickname, considerando che si tratta sicuramente di una personalità con dei disturbi di comportamento.
Gli adolescenti sono per loro natura ribelli, vanno contro ciò che sono le norme, e per divincolarsi dalle regole e dai giudizi che gli adulti spesso hanno di loro, non considerandoli come individui, si rifugiano in un vero e proprio mondo sommerso, dove tutto sembra possibile e dove è più facile relazionarsi con i propri “simili”, dove si possono sfogare fantasie e, nel peggiore dei casi, ossessioni.
Una mondo parallelo, che gli adulti non riescono spesso a comprendere, ma che sarebbe il caso di decifrare, imparando a parlare il linguaggio dei nostri figli, che non significa ripeterne lo slang, ma comprendere pienamente, davvero, il loro sentire, il loro modo di esprimersi.
Secondo il Dott. De Gregorio, internet ha cambiato il mondo, e se noi adulti ci siamo abituati al cambiamento, i giovani sono nati in questa nuova realtà, creando una distanza generazionale molto ampia. È necessario quindi che gli adulti, pur mantenendo il loro ruolo di genitori, di figure forti di riferimento, si avvicinino alla realtà dei loro figli, che si interessino davvero alle dinamiche che i giovani vivono su internet e di riflesso nella loro vita “reale”.
 Anche perché ci sono altri adulti con intenzioni decisamente diverse, che utilizzano gli strumenti dei giovani per adescarli, per corromperli. Ed anche per identificare e contrastare questo tipo di attacchi è necessario che i genitori siano informati dei luoghi, seppure virtuali, nei quali i giovani si muovono.
Molti giovani, ad esempio, vendono i loro corpo in cam, ad adulti, per 10 euro, ed i genitori non immaginano nemmeno i rischi che i propri figli corrono ogni giorno.
Controllare i propri figli non è un modo per reprimerli, o per costringerli ad essere ciò che noi ci aspettiamo da loro, ma al contrario è un modo per renderli liberi ed autonomi, permettendo loro di vivere pienamente la loro vita, di prendere le loro scelte, supervisionando però la loro condotta, a tutela della loro sicurezza e di quella delle persone con cui si interfacciano quotidianamente, online e nel mondo reale.


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