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BULLISMO, ULTIME SENTENZE: VA RISARCITO IL DOLORE DELLA VITTIMA

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BULLISMO, ULTIME SENTENZE: VA RISARCITO IL DOLORE DELLA VITTIMA
Il Tribunale di Reggio Calabria, con la Sentenza n. 1087/2020 del 20.11.2020, ha stabilito che il dolore che la vittima di bullismo ha subito, con le relative conseguenze a lungo termine sulla sua vita, deve essere risarcito, contravvenendo alle conclusioni del consulente d’ufficio, che aveva considerato le vessazioni subite dal ragazzo del caso preso in esame come degli atti di “lieve entità”.  
I fatti si riferiscono a degli atti di bullismo avvenuti in ambito scolastico, ai danni di un ragazzo di 14 anni, studente di un istituto tecnico. Durante l’intervallo il ragazzo, dopo essere stato minacciato con un coltello da alcuni dei suoi compagni, viene portato in bagno, dove viene percosso in maniera violenta, tanto da riportare contusioni, graffi e lividi, anche sul viso. Il ragazzo, ritornato in classe, tenta di nascondere i segni, e gli insegnanti affermano di non aver notato nulla, permettendogli di rientrare a casa da solo, con l’autobus, a fine lezioni. Una delle tante aggressioni di questo tipo subite dal ragazzo, come testimoniato dagli altri compagni di classe. Gli insegnanti, a loro discolpa, affermano che tali atti di bullismo avvenissero nel bagno degli studenti, al quale loro non potevano accedere per privacy.

La sentenza analizza la vicenda, considerando il risarcimento, anche in virtù delle conseguenze dirette subite dal ragazzo. Infatti lo studente, dopo tali vicende, aveva sofferto di disturbi alimentari, superando i 100 kg di peso, disturbi del sonno, e conduceva la sua vita isolato dagli altri, dopo aver abbandonato gli studi, preferendo aiutare il padre nei lavori in campagna. Come riferito al Ctu, che lo ha ascoltato, avrebbe voluto frequentare un istituto alberghiero, ma dal momento che lo stesso istituto era frequentato da uno dei bulli, ha preferito rinunciare. Nonostante tutto questo, il Ctu aveva valutato i danni subiti dal ragazzo come di lieve entità, del 2% di danno permanente, motivando la decisione con il fatto che il giovane non aveva seguito un iter terapeutico o farmacologico.

Il Giudice, affidandosi all’articolo 116 del Codice di procedura civile, non ha accettato tali conclusioni, affermando che le conseguenze degli atti di bullismo sullo stato psicologico del ragazzo sono state devastanti, con una incidenza permanente sulla sua vita. Il Ministero dell’istruzione, quindi, è chiamato a risarcire il danno, costituitosi in giudizio per l’istituto tecnico frequentato dal ragazzo, per il rapporto di immedesimazione organica. Gli insegnanti infatti avrebbero dovuto intervenire e vigilare sui ragazzi, informando i genitori delle condotte in atto, non lasciando che il giovane rientrasse a casa da solo, date le ferite riportate. Soprattutto per il fatto che si trattava di episodi reiterati, e non di un singolo caso. Il Miur ha invocato le ragioni della privacy, dal momento che, come dicevamo, le aggressioni erano avvenute in bagno, ma dalle testimonianze era invece emerso che si erano consumate anche nell’antibagno, dove gli insegnanti potevano intervenire. Quindi, in conclusione, il fatto che la vittima non abbia seguito un percorso psicologico e farmaceutico, non è influente ai fini della valutazione del danno, che viene quantificato in 11 punti percentuali, ossia 45mila euro che il Miur dovrà versare alla famiglia del ragazzo.
Prima di questa sentenza, la legge si è espressa in maniera severa contro i fenomeni di bullismo, segnando una svolta importante sulla valutazione dei danni causati da questo tipo di violenza. Ricordiamo alcuni importanti provvedimenti:
•    La Sentenza 1328 del 1° Giugno 2020  della Corte d’appello di Milano, che ha approfondito la manifestazione del disagio relazionale causato dal bullismo, e dimostrato dalla volontà della vittima di abbandonare gli studi o di cambiare scuola. Oltre al danno patrimoniale va quindi risarcito anche quello morale, poiché la violenza del bullismo non è certo da considerarsi una semplice zuffa tra ragazzi;
•    L’Ordinanza 22541 del 10 Settembre 2019 della Cassazione, nella quale si analizza la reazione della vittima alle vessazioni. Se infatti la vittima colpisce i bulli per difendersi, è necessario valutare la situazione di sofferenza e di abbandono in cui la vittima versa, per motivare la sua reazione;
•    Il decreto dell’11 Settembre 2018 del Tribunale di Caltanissetta, secondo il quale il bullismo è la conseguenza di un disagio che l’individuo vive nella sua crescita, e spetta ai genitori impartire la giusta educazione ai figli, per scongiurare che siano aggressivi verso gli altri;
•    La sentenza 1754 del 19 Ottobre 2020 della Corte d’appello di Bari, che analizza la circostanza in cui l’adolescente non sia integrato in Italia e viva quindi una situazione di disagio, specificando che ciò non deve però giustificare gli episodi di bullismo, né attenuare la responsabilità genitoriale.

Per raccogliere le prove necessarie a dimostrare gli atti di bullismo, è importante rivolgersi ad una agenzia investigativa autorizzata, che possa identificare gli autori delle vessazioni e testimoniarne i comportamenti scorretti, producendo del materiale utilizzabile in giudizio.


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