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BULLISMO E CYBERBULLISMO: SEMPRE PIÙ DIFFUSI ANCHE TRA GLI UNIVERSITARI. COME DIFENDERSI?

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BULLISMO E CYBERBULLISMO: SEMPRE PIÙ DIFFUSI ANCHE TRA GLI UNIVERSITARI. COME DIFENDERSI?

Quando si parla di bullismo si tende a pensare che sia un fenomeno che colpisce principalmente i ragazzini in età scolare, soprattutto gli studenti di medie e superiori. In effetti la maggior parte dei casi si registrano in quelle fasce d’età, e sono moltissime le iniziative scolastiche e sociali per contrastare il bullismo e il cyberbullismo dedicate ai minori, così come maggiore è l’intervento dei genitori in tutela dei propri figli, vittime di bullismo.

Ed è anche giusto che sia così, perché, superata l’età infantile, si inizia ad avere una coscienza sociale e una maggiore empatia, ed è proprio in questo momento che è importante fare leva sulla propensione ad apprendere i modelli comportamentali sui quali si fondano il rispetto e l’apertura verso l’altro.

Ma purtroppo bullismo e cyberbullismo non si fermano con la fine delle superiori. Il bullismo esiste lì dove esistono i bulli, semplicemente. E a quanto pare è molto presente anche tra gli studenti universitari.

Secondo una ricerca effettuata negli ultimi mesi dai volontari del Servizio Civile Universale per il progetto CyberZONe dell’Associazione Zerottonove e Amesci, su un campione di 107 studenti del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Federico II di Napoli, molti sono stati e sono ancora oggi vittime di bullismo, almeno il 18,69%.

Il campione in esame è costituito per il 59,82% da studenti di genere femminile, il 40,18% da studenti di genere maschile. Il 44,86% ha tra i 18 ed i 22 anni, il 31,78% tra i 23 e i 25 anni e il restante 23,36% ha 26 anni e oltre. Il 76,77% ha dichiarato di non aver mai ricevuto insulti o commenti offensivi sui social, mentre il 25,23% li ha ricevuti almeno una volta, e nel 62,96% dei casi si è trattato di commenti pubblici.

Il 55,55% delle volte chi ha subito l’offesa ha risposto allo stesso modo o ha offeso altri. Il che fa molto riflettere, perché teoricamente chi subisce un atto ingiusto dovrebbe coglierne la gravità e non ripeterlo. Inoltre dalla ricerca è emerso che, nonostante la maggiore età, vi è ancora molta confusione tra cyberbullismo, violenza di genere, revenge porn ecc. A proposito di quest’ultimo fenomeno, il 3,7% degli studenti è stato vittima della diffusione di proprie foto e video intimi, ma il dato, anche qui, più scioccante è che il 44,8% degli studenti hanno ricevuto e/o inviato foto private di qualcuno ad altri. Quasi la metà del campione.

Tra le vittime di bullismo, il 40% non ha parlato con nessuno di ciò che gli accadeva. La vittima di bullismo, in genere, a causa del dolore psicologico che le angherie subite provocano, resta in silenzio, perché ha paura di peggiorare la situazione, oltre al fatto che subentra la vergogna, in questi casi, perché si pensa di non essere in grado di difendersi, pur essendo ormai degli adulti.

Allo stesso modo gli altri studenti e gli insegnanti pensano di non dover intervenire, se presenti quando gli atti di bullismo e cyberbullismo vengono messi in atto, perché si tende a presumere che chi è “grande” possa difendersi da solo.

E può farlo, certo, ma è fondamentale tutelarsi anche con l’aiuto di professionisti nella risoluzione di questo tipo di problematiche.

Per prevenire e arginare gli episodi di bullismo e cyberbullismo, sempre più ragazzi e famiglie chiedono l’intervento ed il supporto delle agenzie investigative autorizzate, che possono raccogliere le prove da utilizzare per sporgere denuncia e da presentare eventualmente in sede di giudizio.

Il dossier investigativo realizzato dagli investigatori privati contiene sia i risultati delle indagini effettuate sul web, tramite attività OSINT e SOCMINT, sia i risultati delle indagini effettuate sul campo, tramite attività di monitoraggio e di pedinamento. Gli investigatori preposti a questo tipo di indagine hanno il know-how e le caratteristiche necessarie per monitorare dall’interno gli ambienti fisici e virtuali frequentati dai ragazzi, ottenendo informazioni più dettagliate e carpendo al meglio abitudini e codici comportamentali. Non è solo la vittima a dover essere tutelata, ma anche i ragazzi che, non riuscendo a controllare la loro impulsività, possono cagionare anche non volendo dei danni agli altri, con conseguenze legali estremamente gravi.

Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?

  • Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
  • Attività di monitoraggio e di pedinamento;
  • Testimonianza in Tribunale, per confermare quanto riportato nel Dossier investigativo, se necessario.


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