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BLOCCO LICENZIAMENTI: IN AUMENTO QUELLI PER GIUSTA CAUSA

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BLOCCO LICENZIAMENTI: IN AUMENTO QUELLI PER GIUSTA CAUSA
Sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale n. 70 del 22 marzo 2021 è stato pubblicato il Decreto Legge n. 41, il cosiddetto Decreto Sostegni, entrato in vigore il 23 marzo 2021, che tra le varie misure adottate, stabilisce anche un ulteriore prolungamento del blocco dei licenziamenti, fino al 30 giugno, con conseguente allungamento della cassa integrazione (in allegato).
Il blocco licenziamenti è stato predisposto prima con il Decreto Cura Italia n. 18/2020, poi con la legge di bilancio n. 178/2020 per il 2021, che ha prorogato il blocco fino al 30 marzo 2021, ed infine proprio con il Decreto Sostegni n. 41/2021 del Governo Draghi, che ha prolungato il blocco fino al 30 giugno, con proroga fino al 31 ottobre 2021 per i settori per i quali sono previsti la cassa in deroga e l’assegno ordinario.

Quali sono i licenziamenti vietati?
I licenziamenti vietati sono quelli di tipo economico, sia individuali che collettivi, al di là delle ragioni per cui vengono intimati, ed in particolare:
•    Le procedure di licenziamento collettivo ex. L. 223/1991 avviate dopo il 23/02/2020 e prima del 17/03/2020, che sono sospese fino alla scadenza del blocco dei licenziamenti;
•    Le procedure di licenziamento collettivo ex. L. 223/1991 avviate dopo il 17/03/2020 sono impedite, quindi al termine del blocco l’azienda dovrà procedere ad una nuova comunicazione di apertura del collettivo;
•    I licenziamenti individuali per ragioni economiche sono vietati, e le procedure avviate ai sensi della legge Fornero, art. 7 L. 604/1966, sono sospese.

Quali sono i licenziamenti consentiti?
•    Licenziamento per superamento periodo di comporto (art. 2110 c.c., comma 2);
•    Licenziamenti a seguito di cambio appalto con conseguente assunzione dalla nuova società appaltatrice;
•    Licenziamento per cessazione definitiva dell’attività o fallimento senza esercizio provvisorio;
•    Risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, a seguito di accordo collettivo aziendale, siglato con le Organizzazioni Sindacali o con le Rappresentanze Sindacali Aziendali, con erogazione di una somma a titolo di incentivazione all’uscita e riconoscimento del contributo Naspi;
•    Licenziamento disciplinare, ovvero per giusta causa.

Il licenziamento per giusta causa, come confermato dai recenti dati Inps, è aumentato, proprio in questo ultimo periodo, del 21,5%, soprattutto tra chi è assunto con contratto a tempo indeterminato: in questo caso l’aumento è del 31,6% rispetto al 2019. Da alcuni viene visto come un modo per “aggirare” il blocco licenziamenti, ma per la maggior parte delle aziende è un modo per garantire una organizzazione aziendale proficua e sana, premiando i dipendenti meritevoli e allontanando invece i “furbetti”, molto spesso grazie alle prove degli illeciti raccolte dagli investigatori privati incaricati, evitando così gravi danni al patrimonio (ed alla reputazione) aziendale.
Secondo il quarto Rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale (in allegato), infatti, l’87% delle aziende è ottimista riguardo la ripresa dopo l’emergenza, dimostrando una grande voglia di fare (62%), speranza (33,7%) e coesione interna (30,1%). Per il dopo pandemia si prospetta quindi una corsa al recupero di fatturato e quote di mercato (76%) ed una nuova sfida della transizione digitale (36,2%). Ottimismo che colpisce molto, visto che ben il 68,7% delle aziende ha subito gravi perdite di fatturato dopo il lockdown, ma nonostante le numerose difficoltà, secondo il 62,2% dei responsabili aziendali, le proprie imprese se la stanno cavando bene, lottando per andare avanti con determinazione.

 

Scarica l'allegato
4°-Rapporto-Censis-Eudaimon_Sintesi.pdf
Scarica l'allegato
Decreto Sostegni n. 41-2021.pdf


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