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BECCATO AD UNA SERATA DANZANTE.. INVECE DI ACCUDIRE LA MAMMA. LICENZIATO!

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BECCATO AD UNA SERATA DANZANTE.. INVECE DI ACCUDIRE LA MAMMA. LICENZIATO! La Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento per giusta causa del lavoratore che usufruisce dei permessi Legge 104/92  ma invece di prestare assistenza al familiare disabile se ne va a una serata danzante.
Nella sentenza n. 8784/15, la Corte ha evidenziato che non ha alcun rilievo il tipo di assistenza che il lavoratore deve prestare in concreto. Nella fattispecie, è risultato pacifico che il giorno del permesso retribuito era stato richiesto per soddisfare esigenze che non hanno nulla a che vedere con l'assistenza.
Il lavoratore, a sua discolpa, aveva sostenuto che alcune ore del permesso retribuito erano state effettivamente utilizzate per assistere la madre. Questo però, secondo gli Ermellini, non cambia i termini della questione dato che comunque il permesso è stato utilizzato per scopi diversi da quelli per i quali era stato riconosciuto.
La Cassazione sottolinea il particolare disvalore sociale di tale condotta che finisce con il porre a carico della collettività dei costi per soddisfare esigenze personali. I permessi ex legge 104 sono infatti retribuiti in anticipo dal datore di lavoro ma poi è sull'ente previdenziale che i relativi costi vanno a gravare.
Inoltre, rimarca la Corte, un simile comportamento costringe il datore di lavoro a dover riorganizzare il lavoro costringendo altri dipendenti (che devono sostituire il lavoratore assente) a un maggiore impegno nella prestazione lavorativa.
Ai sensi dell’articolo 2119 del cod. civ. è indubbio che la violazione del dipendente non consente la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto, tale da giustificare il licenziamento da parte dell’azienda.
Anche in questa ipotesi gli accertamenti investigativi effettuati per la tutela del patrimonio aziendale (art. 2 L. n. 300 del 1970) da parte di un’agenzia investigativa, incaricata dal datore di lavoro, sono leciti quando destinati a verificare gli atti illeciti compiuti dal lavoratore, non riconducibili al mero inadempimento dell’obbligazione. (cfr. S.C., sentenza n. 4984 del 4 marzo 2014 e Cass. 7 giugno 2003, n. 9167).
Scarica la sentenza in allegato.

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Sentenza licenziamento uso scorretto.pdf


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