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Assentarsi dal lavoro per fini personali può determinare il licenziamento per giusta causa?

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Assentarsi dal lavoro per fini personali può determinare il licenziamento per giusta causa?
A rispondere la Suprema Corte di Cassazione, che afferma l’impossibilità di rispondere in generale a una simile domanda.

Infatti, essendo il licenziamento il provvedimento più drastico da prendere contro un lavoratore, è bene ricorrervi solo ed esclusivamente nei casi in cui esso si riveli necessario. Ciò quando si verifichi un grave inadempimento degli obblighi contrattuali, tale da non consentire la prosecuzione, neppure provvisoria, del rapporto di lavoro.

Pertanto, in caso di assenza ingiustificata dal posto di lavoro, di volta in volta bisognerà analizzare i seguenti aspetti:
·         la situazione concreta;
·         il comportamento assunto dal lavoratore dipendente;
·         le sue eventuali giustificazione post eventum;
·         la durata dell’assenza dal lavoro;
·         l’eventuale pericolo arrecato all’azienda, quindi all’attività lavorativa o alla sicurezza dei dipendenti.

Questo emerge chiaramente da una recente sentenza (Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sent. 13 gennaio – 26 aprile 2016, n. 8236), che tratta di un dipendente licenziato poiché in orario di lavoro ha utilizzato un bene aziendale per fini personali (una macchina riguardo all’uso della quale non aveva ricevuto adeguata formazione, fatto che può costituire una fonte di pericolo per la propria persona, oltre che un danno aziendale).
Con sentenza n. 268/2011, depositata il 7 febbraio 2012, la Corte di appello di Trieste, in parziale riforma della sentenza dei Tribunale di Tolmezzo che aveva respinto il ricorso dei lavoratore, disponeva la conversione dei licenziamento per giusta causa, intimato a C.G. da Axel s.r.l. con lettera dei 27/6/2008, in licenziamento per giustificato motivo soggettivo, accertando il diritto del lavoratore a percepire l’indennità sostitutiva del preavviso.

La Corte di Cassazione stabilisce che la sentenza impugnata della Corte di appello di Trieste (n. 268/2011) deve essere cassata e la causa rinviata, anche per quanto riguarda le spese processuali, alla Corte di appello di Venezia, la quale dovrà valutare il caso concreto, secondo i parametri sopra enunciati, non limitandosi quindi ad un piano superficiale.


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