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ASSEGNO DIVORZILE UNA TANTUM: È POSSIBILE?

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ASSEGNO DIVORZILE UNA TANTUM: È POSSIBILE?
All’atto di divorzio il coniuge economicamente più forte è tenuto, solitamente, a pagare un assegno di mantenimento a cadenza mensile al coniuge più debole. Vi è però una strada meno conosciuta per risolvere la differenza economica tra i coniugi: l’assegno “una tantum”. Questa possibilità consente alle parti di accordare un importo da versare in un’unica soluzione invece che con un importo mensile. Tale assegno ha la stessa funzione dell’assegno di mantenimento mensile: appianare le differenze economiche tra i due coniugi in modo da garantire la sussistenza e l’autonomia anche al coniuge più debole. È inoltre possibile stabilire al posto di una cifra, il trasferimento di un bene come un immobile che possa garantire un’entrata al coniuge più debole o impegni economici specifici come la cessione di beni mobili di valore o di azioni.
Il vantaggio dell’assegno una tantum consiste nel fatto di risolvere in una volta sola il rapporto coniugale: a differenza del consueto assegno mensile, che può essere rivisto qualora cambino le condizioni economiche dei coniugi, il versamento una tantum esclude la possibilità di revisione dell’assegno.
La scelta della modalità dell’assegno una tantum può avvenire solo se vi è accordo tra i due ex coniugi, non può essere imposto dal giudice come l’assegno mensile: al giudice spetta solo una valutazione di equità della cifra.
Secondo la giurisprudenza, l’assegno una tantum di divorzio va quantificato in base al seguente conteggio: rendita annuale calcolata sulla base del presunto assegno di divorzio dovuto al coniuge economicamente più debole, moltiplicata per il coefficiente fisso relativo all’età di cui alla tabella sull’usufrutto (allegata al DPR 131/86).
Il pagamento dell’assegno una tantum può anche essere rateizzato nel tempo e l’obbligo di versare le rate successive non viene meno in caso di nuova convivenza o matrimonio dell’ex coniuge, come nel caso dell’assegno mensile.
Nel caso in cui i coniugi non riescano a trovare un accordo spetta al giudice stabilire un assegno di mantenimento mensile: la scelta dell’assegno una tantum non può essere imposta. In questo caso il giudice ha il compito di valutare diversi fattori quali l’effettivo tenore di vita dei coniugi e la possibilità del coniuge più debole di sostentarsi e vivere autonomamente. Come già accennato, l’assegno mensile può essere rivisto: quando il coniuge beneficiario inizia una nuova convivenza ne perde il diritto. La cifra, inoltre, potrebbe essere ridotta se migliorano le condizioni lavorative.
Per provare l’esistenza di una nuova convivenza o, ad esempio, di un lavoro svolto in nero dall’ex coniuge, può essere fondamentale rivolgersi ad un’agenzia investigativa: attraverso pedinamenti continuativi e l’utilizzo di moderne tecnologie l’investigatore privato raccoglierà in una relazione, valida in giudizio, le prove di una nuova relazione e dell’effettivo tenore di vita esperito dall’ex coniuge beneficiario dell’assegno.


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