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ASSEGNO DIVORZILE REVOCATO PER INCREMENTO PATRIMONIALE

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ASSEGNO DIVORZILE REVOCATO PER INCREMENTO PATRIMONIALE
L’assegno divorzile non è determinato anche dal tenore di vita goduto durante il matrimonio.
Questo il nuovo orientamento, come da Ordinanza n. 18777/2021 (in allegato), per la quale vale il criterio perequativo-compensativo.
In virtù di questo nuovo orientamento, molti coniugi obbligati a versare l’assegno si rivolgono alle agenzie investigative autorizzate per richiedere delle indagini patrimoniali sull’ex coniuge al quale è destinato l’assegno divorzile e sul suo attuale tenore di vita, e se ad esempio svolge un’attività lavorativa in nero, che di fatto gli permette di autosostenersi.  In questo modo l’obbligato ottiene le prove da presentare in sede di giudizio dell’eventuale incremento patrimoniale del beneficiario, per poter chiedere la revoca dell’assegno.
Gli investigatori, al termine delle attività investigativa, consegnano una relazione con tutte le informazioni relative al patrimonio (beni immobili, mobili, azioni/titoli, conti correnti, volume d'affari) dell’ex-coniuge, ottenute anche tramite attività OSINT e consultazione di banche dati ufficiali, e prove dell’attuale tenore di vita, raccolte attraverso un’attività dinamica di appostamento e pedinamento dell’ex coniuge.
Nel caso preso in esame dall’Ordinanza, la Corte d’appello ha revocato l’assegno di divorzio perché la situazione economica dell’ex moglie dell’obbligato era cambiata drasticamente rispetto a quella del 2009 che aveva portato al riconoscimento di un assegno mensile di 1500 euro.
La donna ha infatti ricevuto dalle figlie la nuda proprietà di due appartamenti e di un garage in donazione, oltre ad aver ricevuto un’eredità di centinaia di migliaia di euro tra beni e liquidi da parte di uno zio.
L’eredità è pari all’ammontare dell’assegno divorzile riconosciuto per più di 20 anni, e poiché l’età dei coniugi è superiore ai settanta anni, diventa maggiormente rilevante il profilo temporale considerato.
La donna, dal suo canto, ha prodotto invece le prove di un miglioramento economico dell’ex marito, che in realtà farebbero emergere solo una modifica nella composizione del patrimonio, più che un incremento sostanziale.
La donna ricorre comunque in Cassazione, ma il ricorso viene respinto.
La Cassazione, rispondendo infatti ai motivi di doglianza, ribadisce le caratteristiche del nuovo orientamento: se infatti in precedenza veniva considerato il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, ora lo squilibrio tra le parti costituisce “una precondizione necessaria per l’accertamento del diritto, potendo trovare applicazione il criterio perequativo – compensativo, e quando rileva, da solo o unitamente agli altri, quello assistenziale soltanto se tale squilibrio persista nel tempo”.

Scarica l'allegato
Ordinanza 18777.pdf


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