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ALLUNGAVA LA PAUSA PRANZO: LEGITTIMO IL LICENZIAMENTO

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ALLUNGAVA LA PAUSA PRANZO: LEGITTIMO IL LICENZIAMENTO
Il ricorso avverso il licenziamento di un dipendente delle Poste italiane di Cassino (FR) è stato respinto sia dal Tribunale di Cassino (sentenza del 5 aprile 2017) che dalla Corte d’Appello di Roma (2 novembre 2017). In seguito al licenziamento, infatti, il lavoratore aveva presentato ricorso contestando la gravità della sanzione applicata dall’azienda.
 
L’uomo si era trattenuto al ristorante, in compagnia di conoscenti, ben oltre l’orario consentito dalle regole aziendali lasciando per di più il mezzo e la corrispondenza ancora da consegnare incustoditi. Tale comportamento è stato reiterato per due giorni denotando, secondo la Corte d’Appello, “chiara consapevolezza nella violazione delle regole aziendali”.
Il lavoratore si è difeso asserendo che tale comportamento rientri nella fattispecie di “negligenza” sanzionabile con una sospensione dal servizio fino a dieci giorni e non con il licenziamento.
La Cassazione, con la sentenza n. 21628 della sezione Lavoro, depositata il 22 agosto 2019 conferma il rigetto del ricorso affermando che «la Corte d’Appello, metodologicamente in modo corretto e conforme agli orientamenti più recenti di questa Corte, ha esplorato la gradazione delle infrazioni disciplinari confrontandole con le clausole generali di fronte legale rappresentate dalla giusta causa e dal giustificato motivo soggettivo». Il comportamento dunque è stato ritenuto molto grave, anche in considerazione del fatto che si tratta di erogazione di un servizio pubblico. A tal proposito il disservizio è stato notato dalla collettività: alcuni cittadini hanno segnalato di non aver ricevuto la propria posta. La condotta del lavoratore, anche se esso si sottrae all’adempimento della prestazione lavorativa pur risultando essere in servizio, è paragonabile all’assenza ingiustificata dal lavoro e quindi punibile con il licenziamento.
 
Tale sentenza ci ricorda inoltre la possibilità per il datore di lavoro, prevista dall’Art 2 e 3 dello Statuto dei Lavoratori, di affidarsi a terze parti, cioè ad agenzie investigative, per effettuare dei controlli sul lavoratore al fine di verificare l’adempimento della prestazione lavorativa e la tutela del patrimonio aziendale.


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