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ADDEBITO IMPROPRIO DELLE SPESE DI CARBURANTE DA PARTE DEL LAVORATORE: QUALI LE CONSEGUENZE?

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ADDEBITO IMPROPRIO DELLE SPESE DI CARBURANTE DA PARTE DEL LAVORATORE: QUALI LE CONSEGUENZE?

L’utilizzo dell’auto aziendale è un privilegio concesso a pochi lavoratori, ma cosa succede quando questa viene impiegata per scopi personali?

Con ordinanza n. 7467 del 15 marzo 2023 (in allegato), la Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa di una lavoratrice, la quale aveva addebitato all'azienda datrice delle spese di carburante per utilizzo dell'auto aziendale, che si erano rivelate essere irregolari.

In particolare, era stata individuata un'evidente sproporzione tra la spesa dichiarata e i chilometri effettivamente percorsi dall'auto aziendale, sproporzione che non aveva altra spiegazione né giustificazione se non quella dell'uso del denaro aziendale per scopi diversi da quelli inerenti all'esecuzione della prestazione lavorativa.

In primo grado, il Tribunale aveva dichiarato l'illegittimità del licenziamento per tardività della contestazione disciplinare, in quanto la società aveva omesso di svolgere tempestivi controlli, pregiudicando il diritto di difesa della dipendente.

La Corte d'appello, invece, sosteneva che l'immediatezza della contestazione doveva valutarsi avendo riguardo al momento in cui il datore di lavoro ne aveva avuto conoscenza.

Inoltre, l'utilizzo fraudolento del denaro aziendale per scopi privati costituiva grave inadempimento, atto a ledere irreparabilmente il vincolo fiduciario, così da integrare una giusta causa di recesso.

La Cassazione ha ricordato che in tema di licenziamento disciplinare, l'immediatezza della contestazione vada intesa "in senso relativo, potendo, nei casi concreti, esser compatibile con un intervallo di tempo più o meno lungo, in ragione della complessità di accertamento della condotta del dipendente oppure per l'esistenza di una articolata organizzazione aziendale".

La decisione impugnata si era attenuta a tale principio, infatti aveva giudicato conforme a buona fede il controllo eseguito dalla società sulle spese del 2016 nel momento della redazione del bilancio 2017.

Nel rapporto di lavoro, ha continuato la Cassazione, quando si assegnano al dipendente l'auto aziendale e la carta di credito intestata alla società, si fa affidamento sul corretto utilizzo di tali strumenti di lavoro, infatti, un controllo costante di parte datoriale presupporrebbe null'altro che una pregiudiziale sfiducia nell'operato del dipendente e quindi la negazione di quel patto di reciproca fiducia che sta alla base del rapporto di lavoro.

Il datore di lavoro che fornisce un’auto aziendale ai suoi dipendenti, deve stabilire le regole da rispettare e chiarire l’uso del veicolo e i suoi limiti. Inoltre, è consigliabile effettuare controlli periodici per assicurarsi che l’auto venga utilizzata correttamente e per scoprire tempestivamente eventuali abusi.

Dove vi sia il sospetto che sia in corso la commissione di un illecito, il datore di lavoro può rivolgersi ad una agenzia investigativa autorizzata, che può, infatti, effettuare delle indagini anche tramite l’ausilio di strumentazione GPS (Global Positioning System) sul mezzo di trasporto aziendale, per coadiuvare le attività di monitoraggio e di pedinamento del dipendente. In questo modo il datore di lavoro può ottenere le prove dell’illecito da utilizzare in giudizio.

La localizzazione mediante sistema di rilevamento satellitare degli spostamenti dell’autovettura utilizzata dal soggetto di interesse, costituisce attività di pedinamento a tutti gli effetti, non è in alcun modo equiparabile all’attività d’intercettazione. Gli investigatori privati possono raccogliere le prove necessarie a giustificare il licenziamento nel rispetto della privacy del lavoratore e dello Statuto dei Lavoratori.

Più volte la giurisprudenza in materia si è pronunciata ritenendo legittimi i controlli degli investigatori privati anche tramite geolocalizzatore.

Un esempio è la Sentenza n. 20440 del 12 Ottobre 2015, nella quale la Sezione Lavoro della Suprema Corte ha ribadito: “Gli artt. 2, 3, 4 L. cit. impongono modi d'impiego, da parte del datore di lavoro, delle guardie giurate, del personale di vigilanza e di impianti ed attrezzature per il controllo a distanza. I relativi divieti riguardano il controllo sui modi di adempimento dell'obbligazione lavorativa ma non anche comportamenti del lavoratore lesivi del patrimonio e dell'immagine aziendale. Non sono perciò vietati i cosiddetti controlli difensivi, intesi a rilevare mancanze specifiche e comportamenti estranei alla normale attività lavorativa nonché illeciti. Controlli eseguibili anche mediante agenzie investigative private (Cass. 4 marzo 2014 n. 4984, 23 febbraio 2012 n. 2722, 14 febbraio 2011 n. 3590, 7 giugno 2003 n. 9167, 3 aprile 2002 n. 4746, 17 ottobre 1998 n. 10313, 25 gennaio 1992 n. 829). Ciò tanto più vale quando il lavoro dev’essere eseguito, come nel caso di specie, al di fuori dei locali aziendali, ossia in luoghi in cui è più facile la lesione dell'interesse all'esatta esecuzione della prestazione lavorativa e dell'immagine dell'impresa, all’insaputa dell’imprenditore.”

Come possono intervenire gli investigatori privati, in questi casi?

  • Attività di monitoraggio e di pedinamento del dipendente infedele;
  • Attività di Web Intelligence OSINT e SOCMINT per la raccolta di elementi di prova dal web;
  • Pedinamento elettronico (GPS);
  • Testimonianza in Tribunale, se necessario.

Scarica l'allegato
Sentenza 7467.pdf


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