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“LO FANNO TUTTI, LO FACCIO ANCHE IO”: DIPENDENTI INFEDELI DENUNCIATI

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“LO FANNO TUTTI, LO FACCIO ANCHE IO”: DIPENDENTI INFEDELI DENUNCIATI
L’infedeltà dei dipendenti, come abbiamo più volte ribadito, anche all’interno della nostra Guida pratica alla risoluzione dei casi di infedeltà aziendale, scaricabile gratuitamente qui, non ha conseguenze solo sul patrimonio aziendale.
I controlli difensivi per mezzo di agenzia investigativa autorizzata, infatti, hanno un triplice scopo:
•    raccogliere le prove degli illeciti messi in atto dai dipendenti, utilizzabili in sede di giudizio, per giustificare i provvedimenti disciplinari presi, come il licenziamento;
•    prevenire gli illeciti, lì dove vi sia il sospetto che possano essere messi in atto, andando ad intervenire in maniera tempestiva prima che vengano compiuti o ai loro esordi;
•    rappresentare un deterrente per gli altri dipendenti o soci, potenzialmente coinvolti nelle stesse problematiche.
Alcuni illeciti in particolare, messi in atto dai furbetti, tendono ad essere più facilmente emulati dai colleghi, come l’appropriazione indebita ed il furto, che si tratti di merce, denaro, dati informatici, brevetti e tutto ciò che fa parte del patrimonio aziendale.
Per raccogliere le prove di questo illecito nello specifico, gli investigatori privati utilizzano principalmente tre tecniche investigative:
-    attività di monitoraggio e di pedinamento dei dipendenti fuori dai locali commerciali, per produrre prove relative ai furti ed all’occultamento della merce rubata;
-    attività di mystery shopping, o acquisti programmati, fingendosi dei clienti, per monitorare in brevi lassi di tempo le condotte dei dipendenti all’interno della sede lavorativa ed il loro rapporto con i clienti;
-    assunzioni programmate, per monitorare la condotta del dipendente sul posto di lavoro, per lassi di tempo prolungati: l’investigatore privato viene “assunto” dall’azienda, risultando agli occhi dei dipendenti un collega, e può così osservare dall’interno le dinamiche adottate dal personale per commettere gli illeciti. Spesso viene coinvolto e “indottrinato” dagli stessi colleghi sui trucchi per mettere in atto gli illeciti senza essere scoperti.
Se infatti il dipendente che commette l’illecito continua indisturbato nella sua condotta dolosa, senza conseguenze, allora anche gli altri si sentiranno in un certo senso “autorizzati” a commettere gli stessi illeciti, adottandone le modalità e le tempistiche collaudate nel tempo, e trasferendole agli altri.
È esattamente quello che è accaduto a San Lazzaro di Savena, dove sette dipendenti di un supermercato sono stati denunciati, ed un dipendente è stato arrestato, per aver commesso dei furti di merce in maniera ripetuta, cagionando un danno complessivo di alcune migliaia di euro al datore di lavoro.
Le indagini hanno permesso di recuperare parte della refurtiva, trovata all’interno dell’abitazione degli indagati, ma è evidente che il vincolo fiduciario con il datore di lavoro è stato inevitabilmente ed irrimediabilmente distrutto, oltre alle ovvie conseguenze legali.
I dipendenti, quasi tutti incensurati, tranne l’unico con precedenti che è stato poi arrestato, hanno giustificato la loro condotta affermando: “Lo fanno tutti, lo faccio anche io”, a testimonianza del fatto che i furti presso il supermercato erano, ormai, all’ordine del giorno.
Per rubare i dipendenti utilizzavano vari stratagemmi, come quello di camuffare la merce all’interno dei sacchetti della spazzatura, da portare fuori dai locali commerciali. Una volta all’esterno, i sacchetti della spazzatura venivano riposti negli appositi cassonetti, mentre la merce rubata veniva depositata all’interno delle autovetture dei dipendenti.
Condotte che si sarebbero potute facilmente rilevare e limitare attraverso una accurata indagine investigativa.


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